Ciclicamente Moratti torna Moratti. Passata l’ubriacatura Mourinho, messo lì cicciobello-Benitez, il Presidente torna a farsi dettare dichiarazioni, agenda e umori da giornali e tv.
Anzi, fa ancora peggio. Ripete e rilancia le stesse illazioni di trasmissioni come Studio Sport, che ricordiamolo, in tempi di magra per i rossoneri, mandava a nastro continuo le prodezze di Ronaldinho o di Seedorf in allenamento, non potendo glorificare quinti posti e distanze siderali dai cugini in vetta. Eppure, se perfino la Gazzetta scrive grossomodo le stesse cose, vorrà dire che un fondo di verità dovrà pur esserci. Come c’è sicuramente una drammatizzazione che in altri casi non c’è stata.
In ogni caso, non è difficile ammettere che la crisi dell’ Inter c’è, ed è evidente. Il nervosismo pure, basta vedere Eto’ò.
Eppure di questi tempi, ciò che stona maggiormente è l’incapacità del Presidente di tutelare la sua squadra. Moratti fa tutto il contrario, getta ancora più benzina sul fuoco.
I giornali titolano: “Benitez non mangia il panettone”. E Moratti risponde: ”La situazione è negativa, abbiamo tanti infortuni, però mi aspetto una reazione adeguata dalla squadra. Fiducia a Benitez, ma contro il Twente è importantissimo vincere.”
Così è inevitabile farsi qualche domanda del tipo: perché da quando Mourinho ha preso altre strade, non c’è nessuno che risponde alla stampa rinnovando, molto semplicemente, la fiducia all’allenatore che guida la squadra da soli due mesi? Dove sta la misteriosa utilità di metterlo in discussione continuamente, in modo da avvalorare lo stillicidio dei nomi dei possibili sostituti, ormai sulle bocche di tutti?
Eppure Moratti dovrebbe saperlo. Ci è già passato. Innumerevoli sono state le stagioni in cui i cambi di allenatore erano più frequenti delle vittorie della squadra. Moratti dovrebbe aver ormai imparato che solo con la stabilità dell’allenatore, si può costruire una squadra vincente. E che dopo una stagione come la scorsa, non si può pensare solo a trovare un sostituto per la panchina vacante.
Non ha voluto fare investimenti per rinnovare la squadra perché il bilancio andava risanato? Benissimo, lo dicesse. Come dovrebbe dire anche che un ciclo è ormai finito, che la squadra andrebbe ringiovanita e per un po’ non si vincerà. Ma dia piena fiducia all’allenatore che dovrà guidare questa rivoluzione.
Perché vuole tornare indietro di 8 anni, all’Inter pre-Mancini? Perchè continua a delegittimare Benitez mettendolo in discussione? La soluzione alla crisi è restare senza allenatore a fine Novembre? E chi sarebbe il guru da ingaggiare in grado di cambiare le sorti della squadra? E' tutto un mistero, o non proprio. Forse, con un po’ di sforzo e un pizzico di malignità, attraverso il calcio si potrebbe fare un pò di chiarezza. Capendo, per esempio, perché l’Azienda di famiglia con la A maiuscola (quella petrolifera) non sia nelle sue mani, ma in quelle in ogni caso poco rassicuranti, del fratello.A riprova, leggetevi qualcosa sugli operai sardi della Saras morti sul luogo di lavoro.
Ma sicuramente, queste sono solo dicerie da maligni. Vero?
Post Scriptum: che sbadato, quasi dimenticavo. Chi scrive è in conflitto d’interessi con la materia trattata. Ri-leggere tutto con attenzione alla luce di quanto contenuto in questa postilla.
Adesso resta solo da vedere quali saranno i vincitori eletti dalla giuria di qualità e per questo sto invitando i siti che sono in valutazione ad autopromuoversi ancora una volta.
Ti propongo questa brevissima intervista che dovrai pubblicare sul tuo sito, per farci sapere le tue considerazioni sul progetto.
1.Cosa ti è sembrato dei Libero Mobile Awards? Ti è piaciuto l’iniziativa? Spiegaci perché.
L’iniziativa mi è piaciuta. Naturalmente, ho partecipato soprattutto perché attratto dalla possibilità di vincere la campagna pubblicitaria per il mio blog. E questo è abbastanza scontato. Tuttavia, prima di questo concorso, mi ero iscritto al servizio di Libero per creare una versione mobile de “Il blog di Nicola Di Turi”; penso che quella iniziativa fosse davvero utile perché, come dicono gli esperti, nei prossimi anni gli utenti che accederanno in rete dai telefonini, supereranno quelli che lo faranno da pc. E una buona versione mobile del blog servirà,sempre se ci sarà qualcuno disposto a leggerla…
2.Partecipare ti è servito a scoprire anche altri siti interessanti? Se sì, quali?
Beh, della mia categoria ne conoscevo già qualcuno, come “Nonleggerlo”, o “Byoblu”, fonti informative che seguo quotidianamente e mi sento di consigliare a tutti. Purtroppo (per loro..) non sono entrati nei primi 5 posti. Anche se non ho difficoltà ad ammettere che il loro lavoro è più costante e impegnativo del mio, dato che io posto solo occasionalmente degli articoli. Loro lo fanno quotidianamente e con una certa dedizione nella ricerca di contenuti originali, e si nota. Meriterebbero ben altre sorti che non un blog di nicchia, sulla rete.
3.Oltre a te, chiaramente, chi merita di vincere?
Penso di avere già risposto, comunque se fossero arrivati tra i primi cinque, l’avrebbero meritato “Nonleggerequestoblog!” e “Byoblu”. Per (mia) fortuna non è successo, perciò trai le dovute conclusioni su chi penso meriti di vincere … chiaramente..
4.Cosa ne pensi dell’Internet Mobile? Quanto tempo credi sia necessario per assistere alla “revolution” del famoso video e perché?
Personalmente, penso che la rete mobile italiana sia troppo deficitaria nelle infrastrutture, per poter assicurare una adeguata comodità all’utente nella navigazione. Senza dimenticare i costi ancora troppo alti degli operatori telefonici, che sembrano intenzionati a frenare lo sviluppo dell’Internet Mobile con le loro tariffe non proprio vantaggiose. Perciò, penso che passeranno anni e anni, prima che si realizzi quel “sorpasso” che dipingono gli esperti.
E’ interessante il dato ricavato degli smartphone, che ormai rappresentano il 40% circa del mercato dei cellulari. Significa che il 40% dei possessori di telefonini usa, o intende usare la rete anche in mobilità. Dato significativo, senz’altro.
6.Hai qualche osservazione particolare da fare sul concorso?
E' stata un'iniziativa interessante. Forse avreste dovuto pubblicizzarlo maggiormente, ma questo per gli attuali partecipanti non deve essere stato un grosso handicap.
7.3 parole con cui descriveresti il mondo Mobile di Libero
Immediato Scenografico Libero
8.Grazie mille Nicola, sei stato gentilissimo. A presto.
Capita spesso che accusino Nichi Vendola di ragionare solo in teoria e ancora più spesso, Silvio Berlusconi di mentire. Capita anche che nonostante tutto, queste accuse non impediscano la nascita di un rapporto “privilegiato” tra i due.
E’ infatti nota la vicenda che riguarda Don Verzè e il suo progetto di portare in Puglia, attraverso una sinergia pubblico-privata, una costola della celebre struttura dell’ospedale San Raffaele di Milano. Come? Col beneplacito economico della Regione Puglia, quindi del compagno Nichi.
Insomma Don Verzè, grande amico di Silvio Berlusconi e Direttore del San Raffaele, aprirà un’ analoga struttura a Taranto, costruita dalla Regione Puglia e gestita dal San Raffele milanese. A qualcuno sono venuti subito dei dubbi su tutta la vicenda.
Così Vendola ha dovuto rispondereai dubbi sollevati in merito alle modalità di assegnazione di appalti e denaro pubblico, proprio a “quel” privato e non ad altri.
Ulteriore conferma del rapporto “privilegiato” tra il Premier e il governatore pugliese è l’endorsement di Berlusconi a favore di una candidatura a Premier di Vendola. E come non citare poi, le non proprio spinose interviste al governatore apparse su Chi e Matrix?
Insomma le benevole attenzioni che il Premier e la stampa di sua proprietà rivolgono a Vendola non sono un caso, dicono i maligni.
Nichi sarebbe il perfetto tiro a segno su cui il Cavaliere scaglierebbe le freccette con su scritto Comunista, Gay, Parolaio ecc. Per la serie: come regalare una facile campagna elettorale al Premier, dicono.
Gli stessi maligni spingono per Bersani, che almeno è concreto, è stato Ministro dell’Economia, sa fare il suo mestiere. Esattamente come Berlusconi, l’uomo che si è fatto da solo (anche se non si sa come) e che governa e non litiga con gli alleati (…) come solo i professionisti della politica sanno fare tra di loro.
Vendola invece scrive poesie, sa parlare bene e porta l’orecchino (a proposito, davvero imbarazzanti le due paginate dell’Espresso sul suo orecchino, almeno per l’intervistatrice si spera). Ma sarebbe davvero in grado di governare un Paese? A questo punto la domanda è una sola, tutta per voi.
Al netto delle “accuse” ai due, chi scegliereste tra un uomo che regala speranze e uno che regala bugie?
Che cosa scegliereste tra la teoria (che in Puglia è già pratica) e il falso d’autore, negato o rivendicato a seconda del vento che tira (negare conoscenze mafiose, per poi rivendicare la frequentazione di prostitute)?
Così la scelta diventa “di campo”: meglio un Vendola che parla di “narrazione collettiva dei problemi sociali”, o un Berlusconi che attraverso la sua “praticità”, contratta il prezzo dell’assunzione di qualche attricetta in Rai, per esempio?
Mi accorgo che può essere un paragone forse ozioso e inutile, anche solo perché uno dei due termini di paragone (indovinate quale..) potrebbe venire meno, Fini permettendo.
Eppure forse proprio per questo, è meglio pensarci sin d’ora.
Avvertenza: il post che stai per leggere è frutto di una mia opinione.
La quale è opinabile da te e da altri (magari la maggioranza), poiché del tutto personale.
Allora, sulla validità degli scritti di Marco Travaglio non credo qualcuno senta la necessità di un mio parere, che potrebbe apparire anche scontato ai più.
Tuttavia, ultimamente Travaglio e altri sembrano vittima della sindrome di Stoccolma. Cioè, della sindrome della vittima che comincia a giustificare qualcuna delle attenzioni che gli riserva il suo aguzzino.
Scrivo ciò perché a furia di sentirsi dire frasi del tipo, ”parli sempre di B.”, “qualcosa di buono l’avrà fatta B. ammettilo”, “sei solo un anti-B.”, Travaglio deve essersi convinto che ogni tanto si deve dare ragione agli sgherri di B. Anche a prescindere dalla logica, della quale ogni tanto si può fare a meno.
Così a margine dell’ultima vicenda su prostituzione e stili di vita di B. medesimo, si legge e si sente spesso Travaglio dire di essere totalmente disinteressato al privato del Premier, perché è meglio concentrarsi soltanto su eventuali reati.
Ancora, il vicedirettore del Fatto spiega che le campagne scandalistiche di qualche giornale (preciso riferimento a Repubblica) rischiano di derubricare le gesta del Premier a gossip d’accatto spostando l’attenzione dai veri problemi di queste vicende: la sicurezza del Presidente, possibile vittima di ricatti e gli abusi di potere.
Altro effetto collaterale spiega Travaglio, è quello di offrire il fianco a facili strumentalizzazioni del centrodestra e della stampa vicina, i quali non aspettano altro che un assist per ridurre gli scandali del Premier a campagne moralistiche o a gossip della sinistra.
Dunque, dico perché non sono affatto d’accordo.
Travaglio dovrebbe spiegare perché un Presidente del Consiglio che ostenta la sua famigliola sorridente mandando in tutte le case degli italiani un opuscolo non richiesto che ne celebra l’unità, non dovrebbe essere oggetto di domande e di “campagne” su presunte (o provate) frequentazioni con prostitute.
Travaglio dovrebbe inoltre spiegare perché un Presidente del Consiglio che partecipa al Family Day ed elogia il matrimonio e le unioni durature tra uomo e donna, non dovrebbe poi spiegare la sua vita disordinata agli stessi italiani a cui ha raccontato di vivere in una famiglia-modello.
O Travaglio pensa come il Cavaliere(!), che sia lecito ostentare l’aureola da marito-padre modello quando bisogna accaparrarsi qualche voto e invece, rivendicare uno stile di vita libertino nel momento in cui si devono giustificare comportamenti discutibili?
Delle due, l’una: o si deve stare in ogni caso sotto la luce dei riflettori (come è normale che sia per un uomo pubblico), oppure si deve proteggere la propria privacy sempre e comunque.
Anche quando ci si potrebbe lucrare sopra, in termini elettorali.
Infine, senza voler scomodare Cicerone per simili bassezze, sarebbe bene pretendere dalla classe dirigente comportamenti da poter prendere a modello e non solo il rispetto elementare del codice Penale.
E questo non è moralismo, ma buon senso condiviso dal resto delle democrazie occidentali e non.
E ricordiamoci che di solito l’accusa di moralismo proviene dagli immorali che devono in qualche modo giustificare la propria condotta, della quale si vergognano e non ne vanno evidentemente fieri.
Altrimenti lascerebbero liberi i moralisti di parlare e “rosicare”, o no?
Perciò caro Travaglio, ci auguriamo che tu guarisca presto da questa maledetta sindrome, certi della repellenza della tua penna alle giustificazioni berlusconiane.
Il sito del Tg1 pubblica gli audio integrali degli interrogatori sull’omicidio Scazzi. Altrettanto fa il Secolo XIX.
Dentro, c'è la confessione dello zio di Sarah Scazzi, che ammette di averla strangolata tenendola stretta con una corda.
Ma ciò che stupisce è il garantismo a doppia velocità del Tg1. E' evidente che siamo stati sempre di fronte ad una bibbia illustrata del giornalismo del XXI secolo. Ma anche ad un bignamino del diritto applicato alla convenienza politica. Per il quale è chiaro che bisogna essere garantisti con Berlusconi e giustizialisti con Fini. Garantisti con Dell’Utri, per il quale si aspetta ormai soltanto la bolla papale per sancirne la mafiosità, giustizialisti col figlio di Di Pietro. Garantisti con Verdini, giustizialisti con la D’Addario. Garantisti con gli assassini italiani, giustizialisti con i romeni. Garantisti con la Franzoni, giustizialisti con Michele Misseri da Avetrana. Insomma in quella gloriosa (?) redazione pensano sia giusto pubblicare gli audio degli interrogatori di quel truce omicidio. Soprattutto mandarli in onda nelle case della gente alle 20, tra un piatto di pasta e un'insalata. Legittima scelta, soprattutto da parte di chi speculò sul terremoto vantando strabilianti dati d'ascolto. L'esperienza dovrà pur insegnare qualcosa. Non può non stupire però, il deciso cambio di rotta della direzione.
Un tempo questi audio di interrogatori segreti sarebbero finiti altrove, magari su Repubblica. Il direttore avrebbe potuto prendersela con chi li avrebbe pubblicati e sicuramente non ne avrebbe dato conto, in nome del solito sciacallaggio della stampa, delle aggressioni mediatiche, dei processi in tv. Avrebbe potuto, eppure non l'ha fatto. Ha invece scovato gli audio degli interrogatori, li ha subito pubblicati sul sito del tg, ne darà conto con prevedibile risalto nel tg serale. Quasi come un vero giornalista. Tu quoque, Minzo.
Luigi De Magistris, eurodeputato dell’Italia dei Valori, ha chiesto di avvalersi dello scudo previsto dalla Costituzione per evitare di presentarsi davanti al suo giudice. E’ imputato di diffamazione, dopo una querela di Clemente Mastella, in seguito a dichiarazioni “infamanti” rese nei confronti dell’ eurodeputato di Ceppaloni, quando già era stato eletto al Parlamento Europeo.
Perciò si appella all’articolo 68 della Costituzione che prevede una tutela per i parlamentari che si macchiano di reati di diffamazione, nell’esercizio delle loro funzioni di deputati.
E si giustifica credendo di aver compiuto un reato da parlamentare, in aula e quindi di non dover essere processato come un qualsiasi cittadino che ne offende un altro e viene denunciato.
Come se fosse un parlamentare (o un singolo cittadino, perché di questo si tratta guardando in faccia la realtà e mettendo da parte le “verità” di De Magistris) a poter decidere se e quando doversi presentare dal giudice, per rispondere di un suo comportamento.
Certo, non vorremmo incorrere nello stesso difetto del De Magistris in questione, o di certa sinistra massimalista così cieca da farsi del male da sola e criticare tutti, ma soprattutto se stessi, fino a dissolversi per manifesta incapacità.
Ma la prima crepa nell’IDV apertasi con l’appoggio a De Luca in Campania “per vincere”, anche se con condanne pendenti e passate in giudicato, e questa seconda con De Magistris che si avvale di un Lodo tanto legale quanto elitario, offrono il fianco a facili strumentalizzazioni di certa stampa.
Legittime, per quanto faziose e parziali, e dannose solo per chi le subisce (o le provoca inutilmente..). Perché se fai del motto “chi sbaglia, paga” la tua ragione sociale, poi non puoi mutarlo in “chi sbaglia, decida se pagare”, o magari “chi sbaglia, concordi la pena”, a seconda del soggetto coinvolto.
Rischi solo di perdere credibilità e di accrescere il partito del “così fan tutti”.
Ad ogni modo, mettendo da parte lo stupore per una notizia pubblicata dal Giornale, solito invece a coniare improbabili giustificazioni per i comportamenti lascivi (?!) del Padrone, appuriamo dalla lettura del Fatto e di Repubblica che la notizia per loro, semplicemente non esiste. Strano, ma vero.
Ora, il motivo per cui il Giornale mette in risalto questa notizia è noto, essendo l’undicesimo comandamento delle tavole di Silvio: tutti colpevoli, nessuno colpevole.
Come se le responsabilità altrui lavassero le proprie, o bastassero a coprirle.
Ma le responsabilità di De Magistris, ovvero le responsabilità che dovrebbe assumersi facendo parte proprio di “quel” partito e non di altri, sono evidenti tanto quanto il black-out informativo di Repubblica e Fatto. Per carità, le felicitazioni per il parto di una notizia sul Giornale sono inevitabili.
Anche perché, siamo sicuri, da domani si tornerà alla normalità.
Con Il Giornale che tornerà alla sue abituali occupazioni (cercare crepe dentro la già terremotata opposizione, cancellare ogni spiraglio di verità sulla “nuova P2” dalle parti della maggioranza e così via).
E con De Magistris che ricomincerà da dove aveva lasciato: fare il Savonarola delle cause altrui.
Poche righe per dire che si, è vero, sono d'accordo con Vittorio Feltri. I giornalisti che non lavorano per protestare contro una legge che non vuole farli lavorare, accelerano solo i tempi. O fanno le prove generali, in vista del bavaglio per legge. La legge-bavaglio è fatta apposta per evitare che la gente sappia quanto è sporco il potere. Anzichè reagire con veemenza, sfidando il potere stesso a specchiarsi nelle intercettazioni che lo fotografano fedelmente nel suo stato di putrefazione, i giornalisti non scrivono nulla, non lavorano, finiscono per fare ciò che il potere vuole. Che poi Feltri non scioperi per sfruttare a pieno il vuoto in edicola degli altri giornali, oppure per ordini di scuderia, questo può anche essere possibile. Può darsi anche che l'unica vera forma di protesta, per fare comprendere alla gente cosa potrebbe mancarle dal giorno successivo alla promulgazione di questa legge criminale, sia lo sciopero, l'astensione dalla normalità del lavoro quotidiano. Tutto questo sarà anche vero. Ma dopo oggi, la gente potrebbe anche cominciare ad abituarsi a questa assenza. E a convincersi, in fondo, che se ne può fare a meno delle notizie. E perchè no, delle intercettazioni.
Francesca Cipriani, vincitrice della Pupa e il Secchione
Il potere della televisione in fondo, è proprio quello di sovvertire la realtà. L’abbraccio della mamma alla figlia che ha appena raggiunto lo scopo della sua vita, la finale della “Pupa e il Secchione”, è rivelatore. Mostra sicuramente l’intimo abbraccio della mamma verso la figlia Francesca Cipriani, con la cornice del pubblico che applaude (non chiediamoci quanto spontaneamente). E fin qui direte, che c’è di male? Beh, c’è una ragazza che ha appena finito di rivendicare orgogliosamente la sua totale ignoranza, vincendo tutte le altre concorrenti per distacco e guadagnando per questo i galloni della finalista. La realtà è ormai capovolta, ma chi se ne frega.
Al suo fianco ha un intellettuale (presunto tale) che dipinge se stesso come un imbranato, impedito in qualsiasi altro campo della vita lontano dai libri. Così come i suoi “colleghi”. E poi c’è lei, questa meravigliosa riscoperta della mediocrità, una continua sorpresa al ribasso che è riuscita a conquistare la ribalta dopo un intervento di accrescimento del seno in diretta tv. Dopo un’appassionata intervista-shock a Studio Aperto in cui lanciava strali contro la produzione del programma, rea di averla esclusa (o di non averla neanche considerata, ma fa lo stesso …) nonostante cotanto curriculum. Adesso però sta dalla parte giusta, quella delle “pupe”, ma forse sarebbe da discutere anche questo. Dicevamo dell’abbraccio, intimo ed affettuoso, tra una mamma e una figlia. L’episodio è importante perché è quello che mostra la tv, sovvertendo e cestinando l’implicito significato del gesto: la mamma che si congratula con la figlia per l’ignoranza esibita e per la strenue difesa della stessa. La stessa ignoranza che le è valsa il successo davanti a milioni di telespettatori, che avranno acceso la tv alla ricerca di se stessi, peraltro ritrovandosi ampiamente. Per immedesimarsi e confrontarsi . Qualche ingenuo ammonirà: quanto potrà durare? Bisognerà rispondergli di non chiedere troppo, questo non è importante. Ciò che conta è riuscire ad entrare nel mondo del “si vede, dunque esiste”. Anche solo per un’ ora o un minuto, può bastare. Un minuto per mostrare e per nascondere, per ingannare e celebrare l’ignoranza che porta in alto. E ci rassicura.
Oggi al Festival,tra gli altri, ho ascoltato Gianni Mura. Considerato un mito, una leggenda del giornalismo sportivo, ma soprattutto l’erede designato di Brera. Lui, come tutti gli appartenenti alla categoria degli “eredi di..” dice di non sentirsi tale. Assieme a ciò parla di tante altre cose. Non penso ci sia bisogno di ricamarci su, perciò eccole.
“Biscardi, per fortuna del ciclismo, almeno questa se l’è risparmiata”.
“Mi piacerebbe scrivessero sulla tomba che non sono mai andato al Processo del Lunedì”.
“Feltri, con quella pettinatura da cavallo…”
“Se tu pigli (cit.) le peggiori opinioni dei peggiori tifosi, non sarai mai da solo”.
“Da sette anni i miei colleghi “contabili” che scrivono al pc, mi fanno la stessa domanda: - Ma non pensa di disturbare gli altri scrivendo a macchina?- No rispondo, perché sono già distratto dai vostri silenzi”.
“Cosa mi può succedere se do 3 a Quaresma o 2 al Papa?”
Dai dimmi, qual è la tua “mazzetta” ogni mattina? “Intendi mazzetta di giornali?”
“Un giornale si chiama così perché si tocca ed è di carta. Altrimenti chiamalo film-giornale o video-giornale. Ad esempio: se voglio un panino, non voglio che tu mi racconti anche l’uccisione del bue e il tempo di lievitazione del pane. Voglio solo il panino!”
“Dato che ho bisogno di un po’ di autostima, dedico ogni giorno mezz’ora alla lettura dei commenti dei lettori agli articoli.”
“Perché non si fanno più i grandi giornali di una volta? E’ successo da quando li hanno presi in mano i designer”.
“Mi ricordo il colloquio di assunzione con Costanzo:” -Di che segno sei?- “Bilancia.” –Ah bene, sei assunto.- “E se fossi stato dei pesci?”
“Io dico che oggi per i giornali è meglio fare una paginata sugli operai della Thyssen, che un’intervista a D’Alema”.
“I giornali sono troppo vicini al Palazzo e troppo lontani dalla strada”.
Interruzione di pubblico servizio. Questa è la sigletta che si usa per censurare le intromissioni di Gabriele Paolini nei tg. Questa è anche la sigla che però dovrebbe essere apposta in sostituzione delle trasmissioni censurate proprio in vista delle elezioni regionali.
Ma la risposta c’è stata, i telespettatori privati del servizio che pagano annualmente e obbligatoriamente, si sono riversati nelle piazze, si sono sintonizzati sulle tv locali, sui siti internet a centinaia di migliaia.
Per lanciare in massa un messaggio unico: voi ci chiudete le trasmissioni in Rai?
Bene noi le riapriamo, le autofinanziamo e ce le gustiamo ancora più liberi di prima.
Come dice Barbara Serra, tra gli invitati stasera, “in Inghilterra accendo la BBC e noto che è fatta per il popolo, in Italia accendo la Rai e noto che è fatta per i partiti”.
La lezione viene quindi dal popolo, dai cittadini –telespettatori che nonostante gli oltre 100 euro di canone Rai annuale, si sono autotassati in 50000 per 2.50 euro ciascuno, pur di consentire la messa in onda di Annozero. E gustarselo con numerosi vantaggi quali l’assenza di pubblicità senza dover pagare un abbonamento che la rimpiazziasse (come accade su Sky o Mediaset Premium).
Quindi il popolo, lo stesso nel quale Mario Monicelli non ripone alcuna speranza.
Anzi dice di odiare il termine stesso, così vicino al Potere e alla sua esplicita volontà di procrastinare all’infinito il riscatto dei diritti dei suoi sottoposti, che attendono l’avvento della speranza risolutrice annunciatagli, invece di agire in prima persona.
Lo stesso popolo italiano sempre pronto a delegare i propri diritti e le proprie libertà all’avventore di turno, all’imbonitore che millanta di poter risolvere i problemi di tutti perché lui “si è fatto da solo” e sa come fare. Salvo poi ritirare la stessa delega per impiccare in piazza chi l’ha male amministrata. Perché?
Per il semplice motivo che la realtà artefatta dei tg di regime alla fine fa sempre i conti con la realtà che la gente vive ogni giorno. Il vivere quotidiano verso il quale ci vuole un antidoto efficace.
E’ quello che suggerisce il professor Gillo Dorfles contro il “Fattoide”, l’acronimo da lui coniato per definire la realtà contraffatta spacciata per veritiera.
E non sembrava vero neanche rivedere sul piccolo schermo Daniele Luttazzi, gioioso e vendicativo nel suo devastante monologo.
Proprio lui che non ebbe l’onore della citazione durante la declamazione dell’editto bulgaro, perché chi lo pronunciò non se ne ricordò il nome, si vendica parlando dei personaggi dell’inchiesta di Trani a modo suo:”…Minzolini, Masi e come si chiama quell’altro?Ah Innocenzi…hanno fatto un uso criminoso della tv pubblica..”- “erano 8 anni che lo aspettavo!!”, dice.
E poi Benigni e uno stanco Venditti, se vogliamo anche un po’ superfluo.
Mai quanto le scontate reazioni dei giornali di destra di domattina. E si, perché già adesso mentre scrivo sono in grado di anticiparvi i loro contenuti di domani.
Per una corrispondenza di amorosi sensi, il Giornale e Libero domani scriveranno del martire Santoro, del compagno piagnucolone che mette in scena l’ennesima adunata anti-Cav, del compagno Monicelli che grida “Rivoluzione!” , senza dimenticare il capitolo dei soldi chiesti da Santoro al suo pubblico perché gratis non lavora, e via leccando.
E già queste scontate reazioni dovrebbero suggerire qualcosa sul grado di libertà che alberga negli uffici dei vari Belpietro e Feltri, mai una volta in disaccordo col Padrone, sempre pronti a picconare i suoi nemici dietro sua imbeccata.
La libertà di abbandonare questo teatrino della politica dentro la Rai che avrebbero i consiglieri di amministrazione dell'opposizione, che invece restano al loro posto, sempre pronti a rilasciare un’intervista esclusiva a Repubblica sulle porcate censorie portate avanti dall’azienda contro quel poco che resta della libera informazione.
Naturalmente senza il loro avvallo spiegano, anzi contro la loro volontà ed è proprio per questo che restano lì a fare la loro finta opposizione.
Come i giornalistI della frangia “ Santoro è il miglior alleato di Berlusconi”, che schiera tra le loro fila i vari Vespa, Polito, Piroso e compagnia gemendo.
Silvio e Michele sono così alleati che uno dei due non dorme la notte per impedire all’altro di lavorare, cercando qualsiasi mezzuccio per chiudergli la gradevolissima trasmissione.
Costoro però risponderanno ancora che nonostante tutto nessuno è riuscito a chiudere Annozero, peraltro dimostrando l’assoluta necessità di una visita oculistica, dato che non si sono accorti della sua assenza dal video da oltre un mese e delle assolute illegalità di cui non si sono voluti macchiare gli sgherri di B. per attuare il progetto.
In ogni caso, resta la serata di stasera che crea un precedente. Ma insegna anche una lezione: questa volta la censura ha perso.