La foto qui a lato sta a sottolineare che la violenza, soprattutto verso gente che fa solo il proprio lavoro, va sempre condannata. E bisognerebbe darle il giusto spazio (poco), per evitare che si parli solo dei cappucci e non delle idee. Lo fanno già tutti, a parole, dicendo che i violenti sono pochi e che bisogna isolarli e non dargli eccessivo spazio. Eppure gli stessi, non fanno altro che lanciare strali contro i black-bloc e indignarsi per le loro violenze, non capendo così di dargli la massima esposizione mediatica possibile.
Pensate, ieri alla manifestazione di Roma c'erano tutti, ma proprio tutti: quelli del "no alla tessera del tifoso" (un bel week-end lungo e rissoso in vista del derby di stasera?), gli ultras del Cosenza (ad ognuno il suo momento di gloria..) e quelli che hanno imbrattato le camionette della Polizia con la scritta ACAB (All cops are bastard...). Contributi certamente imprescindibili alla manifestazione, infatti senza di loro chi avrebbe sporcato il corteo di ieri?
Eppoi c'erano quelli indignati con gli Indignati; quelli che non stanno li a spaccare il capello in quattro e che quando vedono soppresso il loro diritto di andare a fare la spesa il sabato pomeriggio, bé non guardano in faccia proprio a nessuno. E all’occorrenza, si indignano anche con gli Indignati, loro.
Ironie a parte, Mario Draghi ha detto "Quei ragazzi hanno ragione". E non possiamo che esserne felici, se pensiamo ai risultati che ottiene abitualmente chi sta dalla parte della ragione (scusate era l'ultima).
La (mia) verità è che analizzare gli indignati con i metodi classici non serve: che senso ha ridicolizzare le loro proposte o discutere del fatto che non ne hanno? C'è qualcuno che sa darmi un solo motivo per cui gli Indignati sarebbero tenuti a dare soluzioni a problemi che non hanno creato, ma che comunque la congiuntura temporale obbligherà ad affrontare?
Serve invece fermarsi a capire il disagio della prima generazione italiana dal dopoguerra in poi, che starà in prospettiva peggio dei loro genitori e non meglio. O almeno teme che così sarà.
Perché nella giungla tra ultras spacca-vetrine e guerre tra indignati “fighetti” e indignati senza Iphone quindi più credibili nelle loro battaglie (al solito, argomenti notevoli), poco spazio è stato dato a questo studio pubblicato dal Corriere.
Li c'è scritto per esempio, che "un giovane che comincia a lavorare oggi a 34 anni e andrà in pensione nel 2046 dopo 35 anni di lavoro dipendente, prenderà il 70% dell'ultimo stipendio. Anche ipotizzando il caso di un precario che restasse tale per tutta la vita lavorativa, la conclusione è che andrebbe in pensione con un assegno pari al 57% dell'ultima retribuzione".
Non è una delle pensioni d'oro di cui si occupano spesso i quotidiani, ma se fosse vero questo studio (e diamolo pure per scontato) l'allarmismo su questo tema non vi sembrerebbe alquanto ingiustificato?
C'è tanto da fare, tanti miti da sfatare e ancora di più da discutere. Certo, non è così semplice come spaccare una vetrina con un sasso, o assaltare un poliziotto a volto coperto e in 20 contro 1. Non è neanche semplice come scaricare la propria dose di indignazione quotidiana contro il contestatore con l'I-phone in tasca, come se il solo possesso di un telefonino dovesse impedire ogni possibile forma di affermazione delle proprie idee o convinzioni.
Ecco, se volete andare oltre fatelo qui sotto nei commenti. Altrimenti scusate per il disturbo e non dimenticate il burro!
Due poltrone per Gallo
Strana storia in quel di Cassano allo Jonio. La storia che vede come protagonista il sindaco Gianluca Gallo e la regione. Tutto ha avuto inizio nel 2004 quando Gallo è stato eletto primo cittadino. E fin qui nulla da dire, se non che, nel 2010 è riuscito a farsi nominare anche consigliere regionale. Apriti cielo. In politica (in teoria) un piede in due scarpe non si può avere. Così, si è ricorso al magheggio.
Nella legge regionale n.34 del 29 dicembre 2010, una manina candida ha infilato la norma che sana il conflitto tra cariche e stabilisce che «in deroga a quanto previsto, le cariche di sindaco e assessore dei comuni compresi nel territorio della Regione sono compatibili con la carica di consigliere regionale».
Per fortuna la doppia carica non prevede doppio stipendio. Nello stesso articolo si apprende con piacere che «il consigliere regionale che svolge contestualmente anche l'incarico e di sindaco o assessore comunale, deve optare e percepire solo una indennità di carica». CONTINUA su Lettera43.it
Fazio, sai che perdita
Fabio Fazio grida giustamente il suo disappunto per le pratiche dilatatorie che la Rai impone ad alcuni suoi dipendenti, nella definizione dei loro contratti. E lo fa molto opportunamente dalla prima di Repubblica, con seguito garantito.
Ora, Fazio con i suoi Che Tempo che Fa e Vieni Via con Me, realizza programmi di gran lunga tra i più interessanti e stimolanti culturalmente della televisione italiana. E questo viene abbastanza naturale da dire, relativamente al materiale umano propinatoci quotidianamente.
Ma se allarghiamo un pò lo sguardo e vogliamo andare anche oltre Fazio, siamo costretti a rispolverare il Divo Giulio:
... "Se mi guardo intorno non vedo giganti" diceva Andreotti. Come non pensare quindi a Fazio? Non alla sua altezza in centimetri, sia chiaro.
... "Se mi guardo intorno non vedo giganti" diceva Andreotti. Come non pensare quindi a Fazio? Non alla sua altezza in centimetri, sia chiaro.
Fabio Fazio coi "suoi" libri e i "suoi" autori (quasi sempre gli stessi) in prima serata, ovviamente svetta tra tutti nella tv nostrana. Fa una tv di qualità, presenta libri di qualità e autori di spessore, ma non solo.
Sarà per esigenze di spazio, sarà per indole personale, sta di fatto che non riesce mai a trovare il tempo o l'occasione giusta per mettere con le spalle al muro il suo ospite, per dare al pubblico la possibilità di formarsi il necessario giudizio critico sul libro e sull'autore. Insomma, manca sistematicamente lo slancio che gli permetterebbe di andare al di là della marchetta peraltro oggi ormai necessaria e propedeutica alla vendita di un libro. E lo fa consapevolmente, probabilmente per credo personale.
Fabio Fazio è il Vincenzo Mollica dei libri. Lo avete mai sentito muovere una critica ad un suo ospite?
Che tempo che fa è una marchetta continua e le marchette finiscono per nuocere anche e soprattutto ai libri realmente meritevoli, perchè si mette in moto un cortocircuito anti-selettivo e tutto sembra uguale poichè lo scenario, il conduttore e il pubblico plaudente non mancano mai all'appello.
Il libro di Cassano lì è valido tanto quanto il libro di Eco, o quello di Saviano. E non che Cassano (anzi Pierluigi Pardo che gliel'ha scritto..) non sia meritevole da leggere, ma non fa "crescere" il lettore allo stesso modo di un tratto di storia del Medioevo narrato da Umberto Eco. Ma a Che Tempo che Fa la differenza non s'avverte, tutto è uguale, tutto scorre.
Perciò, sicuramente non arriverei ad augurarmi che Fazio venisse cancellato dalla Tv, ma andiamoci piano con gli elogi e i piagnistei preventivi. Ricordiamoci che di tutti si può fare a meno, anche di Fazio e delle sue marchette.
Forza Italia!
Sarebbe stupido fare dei distinguo oggi, il giorno del riscatto, della vittoria di quel 50% di italiani volenterosi che si sono sobbarcati l'onere del voto anche per chi non è andato a votare su invito esplicito. In maniera illegittima, se è vero che è allo studio la possibilità di sporgere querela contro chi ha istigato i cittadini a non andare a votare. Potrebbe insomma, essere stato compiuto un reato. Ma oggi non importa.
Non importa neanche se saliranno sul carro dei vincitori anche quelli che prima hanno snobbato i quesiti referendari, poi ne hanno subito la raccolta delle firme, infine li hanno salutati con favore per poterne rivendicare il successo solo dopo il raggiungimento del quorum. Non si devono fare distinguo quindi tra chi ha votato e chi non ci è andato, tra chi ha votato SI e chi ha votato NO.
Oggi l'Italia e gli italiani si sono risvegliati da un torpore non più sostenibile, per riprendersi in tempo utile tre idee, non tre case con vista Colosseo o tre poltrone da sottosegretario: l'acqua, la giustizia, l'energia.
Oggi la Rete, il passaparola e la partecipazione dal basso sono riusciti laddove la passività trasmessa dalle televisioni ha dovuto segnare il passo, almeno questa volta.
Perciò non importa assolutamente se del sacrificio di 25 milioni di persone, ne godranno altri 25 milioni che si sono limitati in molti casi a schernire, delegittimare e sconsigliare l'esercizio di un diritto, anzichè affermarne il valore per usufruirne in diverso modo. Putroppo è successo anche questa volta, ma non è bastato a fermare il moto d'orgoglio dell' altra parte. Quella migliore, oggi è proprio il caso di dirlo.
La cosa preoccupante è che succede troppo spesso che cali il buio sulla Penisola del sole. La cosa importante è che il tramonto non può durare per sempre. E oggi è rispuntato il sole. Forza Italia!
Santoro guadagna poco
"Due milioni trecentomila euro di liquidazione dalla Rai, per andare a guadagnare di più a La7.
Bel colpo Santoro."
[S.Menichini, direttore di Europa]
L'argomento principe usato per dimostrare che Santoro non fa del buon giornalismo è la recriminazione sui suoi guadagni. Il compagno Santoro (detto anche Sant'oro, che genialata!) specula sulle storie degli operai, lucrandoci sopra al momento giusto.
Da destra a sinistra è questo il mantra ricorrente.
E' evidente secondo questi signori che per essere legittimato a parlare di operai licenziati, Santoro dovrebbe prima infilarsi la tuta blu in trasmissione. Un pò come se per parlare di Dell'Utri, uno dovrebbe avere una condanna per mafia alle spalle.
Addirittura qualcuno assicura che un Santoro tutto blu, obbligherebbe la FIAT ad assumere più dipendenti e a licenziarne di meno.
Secondo altri invece, soltanto rinunciando al suo stipendio milionario farebbe felice qualche disoccupato. Che continuerebbe a restare senza stipendio, ma sai che soddisfazione!
Fare il proprio lavoro e pretendere di essere pagati secondo le regole del mercato vigente? Neanche a sentirne parlare.
Insomma per questi liberali a targhe alterne, anche l'ideale della crescita del mercato fa capolino di fronte alla crescita del compenso di Santoro. Meglio instillare nella gente il risentimento e la recriminazione per i guadagni esagerati del loro paladino, piuttosto che trovare soluzioni per i lavoratori più sottopagati tra i principali paesi europei.
Non li preoccupa neanche il confronto tra lo stipendio del giornalista salernitano e le entrate pubblicitarie che il suo programma procura alla Rai: sanno che il confronto con altri conduttori li metterebbe in ridicolo, perciò mettono da parte il bilancio delle entrate e parlano solo di quello delle uscite.
Eppure a parte la demagogia da quattro soldi dei politici, che strumentalizzano i guadagni di Santoro per solleticare la rabbia e la frustazione di una parte della popolazione sempre più povera, ciò che stupisce è il successo di tali argomentazioni tra i colleghi giornalisti. Risulta evidente che l'invidia è di casa anche qui, come in altri lidi del resto.
E se i politici prescindono per i loro giudizi da parametri come merito, bilanci d'azienda e libero mercato, stupisce che la maggiore azienda culturale del Paese ormai asservita agli interessi degli stessi che l' amministrano, faccia lo stesso e si liberi senza particolari ripensamenti di un programma così popolare e remunerativo per le sue casse.
Perciò noi che non siamo così liberali come quelli di cui sopra, esclamiamo un sincero "viva il mercato" e "viva la crescita", rifiutando la logica al ribasso secondo la quale l'involuzione degli stipendi ci rende tutti uguali e tutti felici, seppur tutti più poveri. Perciò noi diciamo che Santoro guadagna ancora poco, o mai abbastanza per gli intriti che procura alla sua azienda e per le storie che fa conoscere ai suoi (tanti) telespettatori. Per noi è giusto così. Con buona pace dei suoi detrattori a destra e a sinistra, così liberali da salutare la sua scomparsa dai palinsesti della tv pubblica come una liberazione. Viva il mercato, a volte.
Le TV non servono
1) "Una delle cause per cui il centrodestra ha perso le elezioni e’ stata la serie di trasmissioni tv della Rai come ‘Annozero’, trasmissioni micidiali che hanno dato una visione distorta della realta’ di Milano e delle citta’ in cui si votava”.
[S.Berlusconi, 01-06-2011]
2) “ci impegneremo in Parlamento affinche’ questo non possa piu’ accadere”. Tra le cause della sconfitta, le televisioni che sono “contro il governo, a parte Mediaset”. [S.Berlusconi, 01-06-2011]
3) "..trasmissioni micidiali come quella di Anno Zero su Milano: sfido chiunque abbia visto quei servizi a votare per la nostra parte’.
[S.Berlusconi, 01-06-2011]
[S.Berlusconi, 01-06-2011]
Riportate per piacere le parole odierne del Premier a chi, in evidente malafede, da domani continuerà a sostenere che "le tv non servono a creare consenso", oppure che "possedendo le tv Berlusconi ha vinto e perso". Date ad ambo le parti lo stesso consiglio: chiaritevi e si insomma, parlatevi. Ne avete bisogno.
Unical, indagini per esami truccati
pubblicato da Lettera43.it
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| Il campus dell'università della Calabria. |
IL CASO A LETTERE E FILOSOFIA. La vicenda è partita da ...
un'anomalia riscontrata dall’area didattica della facoltà di Lettere e Filosofia, che stava controllando la carriera universitaria di una studentessa prossima alla laurea. Nel convalidare un esame certificato solo da uno statino universitario, i funzionari si sono accorti che la prova non risulta registrata né sul database digitale dell’Unical, né sul registro personale del professore titolare dell’insegnamento, Roberto Bondì. Il quale, sollecitato dagli uffici dell’area didattica, non ha riconosciuto come propria neanche la firma apposta in calce allo statino in questione. Bondì ha segnalato l'irregolarità al preside di Facoltà Raffaele Perrelli, il quale allarmato si è rivolto al rettore Latorre. Quest’ultimo l’8 marzo ha presentato una denuncia contro ignoti alla Procura di Cosenza.
CONTROLLI SU 5 MILA STATINI. Il rettore Latorre e il preside Perrelli, nel corso di una conferenza stampa, hanno ribadito la volontà di mantenere top-secret i dettagli dell’inchiesta. Intanto il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto di visionare altri 5 mila statini della facoltà di Lettere e Filosofia relativi al periodo 2007-2011.
Il pubblico ministero Tridico, nei prossimi giorni, sentirà la studentessa, ma non solo lei. «Stiamo valutando la posizione di alcuni studenti e impiegati dell’università addetti alla registrazione degli esami», ha spiegato il procuratore Granieri, «ma al momento nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati». Tranne la ragazza coinvolta che è indagata ufficialmente per falso. La quale pertanto dovrà rivedere i suoi piani, perché non potrà laurearsi fin quando la vicenda che la riguarda non verrà chiarita definitivamente.
IL DANNO D'IMMAGINE. «Da parte nostra», ha assicurato il rettore, «c'è la piena disponibilità a fornire il supporto e la collaborazione necessari affinchè la magistratura faccia piena luce su questa vicenda che indubbiamente danneggia l'immagine del nostro ateneo. Per questo siamo decisi a costituirci parte civile nell'eventuale processo che dovesse scaturire dall'inchiesta appena avviata. Non guarderemo in faccia nessuno e perseguiremo con determinazione ogni responsabilità che dovesse affiorare dall'indagine per tutelare gl'interessi dell'università».
Intervista a Nichi Vendola
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| Vittorio Zincone intervista Nichi Vendola |
"Il blog di Nicola Di Turi" è al Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia.
Questo è l'articolo relativo al secondo evento seguito dal blog per il Festival.
Lo trovate anche su http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/21558/
Comincia con un ricordo di Vittorio Arrigoni l’intervista di Vittorio Zincone a Nichi Vendola, a Perugia in un Teatro Morlacchi stracolmo. Il ricordo dell’attivista italiano ucciso a Gaza “perché si impicciava dei diritti degli altri in terra di confine” rappresenta per Vendola “tutto il contrario della politica nostrana rivolta unicamente sull’ombelico di se stessa”.
L’ autoreferenzialità della politica ha scatenato il “culto dell’integralismo, dell’ideologismo, del perseguimento di quella Verità con la V maiuscola che nega ogni verità altra”. E “in Italia –afferma Vendola- l’egemonia culturale imposta dal berlusconismo, va combattuta non attraverso la denigrazione e l’elevamento al caricaturale della sua figura, ma proponendo un modello culturalmente diverso”. Insomma, secondo il Governatore pugliese non sarà una campagna elettorale a risolvere “il nodo di un modello culturale che vede i genitori del caso Ruby, spingere le figlie a resistere alle “fatiche” delle giovani”.
Cosa può fare quindi la sinistra per risollevarsi? Può iniziare invitando a votare si ai referendum del 12 Giugno, che sarebbero una risposta politica su temi come la difesa dell’acqua pubblica, contro il legittimo impedimento e contro il nucleare.
Si passa quindi ai temi del lavoro. La futura coalizione della sinistra “dovrà combattere la flessibilità precocemente trasformatasi in precariato, che mette le future generazioni sotto il ricatto dei datori di lavoro privandole della necessaria libertà”. A questo punto Vendola attacca l’atteggiamento della stampa nei suoi confronti, “favorevole fin quando non ha criticato Marchionne”. Il quale ha sempre concepito il lavoro come “un incrocio malato liberal-cristiano, favorevole alla assoluta libertà d’impresa eppure così avverso al rispetto dei diritti della persona”.
Così Vendola si chiede retoricamente:” La modernità può essere rappresentata dalla produzione di SUV e non dallo sviluppo sostenibile di automibili tecnologicamente avanzate e dallo sviluppo dei trasporti pubblici?”. Il pubblico non può che approvare le parole del leader di SEL, assecondando la crescente empatia in sala.
Quindi le proposte pratiche. Vendola propone ancora una volta il “reddito minimo garantito europeo”, “l’inversione delle aliquote tra dipendenti e speculatori finanziari”, “il rifiuto del lavoro come merce priva del suo portato sociale”, passando per “l’abolizione della legge 30 Biagi-Treu” e “l’incoraggiamento di forme di lavoro alternative e riferibili alle energie rinnovabili, al recupero dei territori in dissesto idrogeologico”.
“La Destra-prosegue Vendola- ha ben rappresentato la paura caricandola su ogni problema sociale come il lavoro, l’immigrazione mentre la sinistra non ha mai rappresentato la speranza per gli italiani”.
Zincone alla fine gli chiede conto di Alberto Tedesco, l’assessore “dimessosi tre ore dopo che l’ANSA batteva la notizia dell’apertura delle indagini sul suo conto”. Il Governatore si “scusa col pubblico per la scelta compiuta nel 2005, avendo dato fiducia ad un politico poi rivelatosi inaffidabile”.
La chiusura dell’intervista con una battuta sul vicepresidente del CNR De Mattei, secondo cui l’Impero Romano cadde sotto i colpi delle infiltrazioni degli omosessuali: “Per far cadere il Governo, non siete d’accordo sul fatto che basterebbe infiltrare un po’ di omosessuali a Palazzo Chigi?”. E il pubblico saluta il Governatore con applausi scroscianti e di approvazione.
I “faccia a faccia” televisivi tra i leader: un dovere della politica, un diritto dei cittadini
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| SkyTg24 al Teatro Morlacchi di Perugia |
"Il blog di Nicola Di Turi" è al Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia.
Questo è l'articolo relativo al primo evento seguito dal blog per il Festival.
Lo trovate anche qui su www.festivaldelgiornalismo.com
In Italia c’è un problema (tra gli altri) per la Democrazia e gli elettori: alcuni leader politici si rifiutano di render conto alla pubblica opinione del proprio operato. Quando lo fanno cercano di sfuggire al confronto con i loro colleghi e leader di altri partiti.
Questo è stato il tema affrontato nel dibattito organizzato da SkyTg24 al Teatro Morlacchi di Perugia (QUI il video con qualche "bel primo piano"...), venerdi 15 Aprile 2011.
Gli ospiti chiamati a discutere del tema erano Lucia Annunziata ex Presidente Rai, Francesco Verderami del Corriere della Sera, Gianni Riotta ex direttore del TG1, Simon Bucks anchorman di Sky News e Massimo Bernardini conduttore di TvTalk. A moderare il confronto Emilio Carelli, direttore del canale all news di Sky Italia e promotore dell’iniziativa “Chiedi il Confronto”, attraverso la quale SkyTg24 chiede da tempo ai leader di partito italiani di non sottrarsi al confronto in tv.
Gli ospiti chiamati a discutere del tema erano Lucia Annunziata ex Presidente Rai, Francesco Verderami del Corriere della Sera, Gianni Riotta ex direttore del TG1, Simon Bucks anchorman di Sky News e Massimo Bernardini conduttore di TvTalk. A moderare il confronto Emilio Carelli, direttore del canale all news di Sky Italia e promotore dell’iniziativa “Chiedi il Confronto”, attraverso la quale SkyTg24 chiede da tempo ai leader di partito italiani di non sottrarsi al confronto in tv.
L’unanime adesione all’iniziativa dei giornalisti presenti, non ha impedito agli stessi di divergere su alcuni punti fondamentali. L’esperienza diretta di Simon Bucks che ha diretto e organizzato i confronti tra i candidati premier in Inghilterra nel 2006, gli consente di ribadire “l’importanza dei dibattiti per gli elettori”. Solo in questo tipo di confronti in tv “il conduttore e gli altri giornalisti coinvolti costringono i candidati a parlare di temi e idee”, afferma Bucks. Al contrario di ciò che avviene sistematicamente durante i talk show (stile Annozero e Ballarò), nei quali sia Riotta che Verderami ritrovano soltanto “scontri verbali tra appartenenti a due opposti blocchi politici, senza alcun interesse da difendere diverso da quello di prevalere sull’altro”.
“E i telespettatori – continua Verderami – ormai si sono assuefatti a questo rituale, trasformandosi in ultras di opposte tifoserie che tengono accesa la tv senza neanche guardare la partita, come se dovessero assumere passivamente una dose quotidiana di metadone rilasciata dal Vespa di turno”.
“Eppure – obietta Bernardini – questi talk sono i programmi più seguiti della stagione televisiva”. Difficile dargli torto, ma la vera assenza di un faccia a faccia in tv tra candidati dentro un ferreo recinto di regole è impedita non soltanto dal rifiuto opposto da questo o quel leader. Infatti la soluzione a questo problema potrebbe essere la sedia lasciata vuota a favore di telecamera, per rendere il pubblico partecipe del rifiuto al confronto di quel leader e per invitarlo a farsene un’ opinione in merito.
I veri problemi sono altri, come la legge sulla par-condicio e la Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai. Così se per Gianni Riotta “la par-condicio è stata una pessima medicina per guarire l’anomalia del conflitto d’interessi”, secondo Verderami “spesso l’autocensura di giornalisti servi e eccessivamente zelanti con il potere, rende quasi superfluo il rispetto preciso del minutaggio assegnato al politico di volta in volta”.
Insomma i dubbi sulla mancanza di professionalità e imparzialità del giornalista, uniti alla crescente pressione della politica sul giornalismo, hanno prodotto una legge mostruosa e inutile, che impedisce un vero confronto. Altri ostacoli vengono posti dalla Commissione di Vigilanza, che impone spesso regole assurde ai giornalisti del servizio pubblico e non solo. Seppur con l’intento di garantire l’assoluta imparzialità dei conduttori, questi regolamenti finiscono per scoraggiare gli stessi ed impedire in pratica la realizzazione dei faccia a faccia tra i candidati, perché bisognerebbe assoggettarsi a regole fin troppo stringenti. Questo accade perché “sono dei politici ad imporle e a redigerle, persone completamente estranee alle regole del panorama televisivo”, spiega Bernardini.
Così gli ospiti dell’incontro finiscono per concordare tutti su una riflessione di Lucia Annunzata: la crescente invadenza della politica che cerca sempre più spesso di negare l’indipendenza ai giornalisti, danneggia soprattutto gli elettori che si vedono privati di un utile strumento conoscitivo dei candidati.
I faccia a faccia televisivi che sono la norma in tutti Paesi democratici, servono peraltro agli stessi candidati più deboli per cercare di guadagnare consensi, come avvenuto in Inghilterra con Nick Clegg.
L’auspicio di tutti gli ospiti è che l’iniziativa al centro del dibattito serva a promuovere dei confronti meno irreggimentati da regole assurde, per garantire una sana discussione sulle tematiche e per rendere la gente consapevole. C’è un evidente interesse pubblico sull’argomento e SkyTg24 con il suo direttore Emilio Carelli se ne fanno portavoci.
Silvio Forever, esperimento riuscito?
anche su "MyMovies.it"
Silvio Forever è un film che parla a tutti, infatti scontenta tutti. Lascerà l’amaro in bocca ai detrattori di Berlusconi, che lo considereranno troppo “morbido” e farà imbufalire i supporters, perché porterà alla luce qualche verità nascosta. Il film parla a tutti e quasi di tutto.
Non di mafia, eccetto in riferimento a fatti e condanne riguardanti lo storico sodale Marcello Dell’Utri. Così facendo, di Vittorio Mangano nella Villa di Arcore non c’è traccia, per esempio. Per il resto non manca nulla.
Ci sono i Pretori che spengono i ripetitori Fininvest e i telespettatori imbufaliti che scendono in piazza minacciando l’evasione dal canone Rai, se non potranno più vedere Canale 5. C’è Berlusconi che nega tangenti a Craxi per far “riaccendere” le sue Tv, assieme al ricordo della sentenza che invece lo ha ritenuto colpevole del reato. C’è la caduta del suo primo governo, ricondotta giustamente alla sfiducia della Lega Nord e non all’invito a comparire della Procura di Milano, durante il vertice ONU del ’94. C’è il Premier che nega ogni possibilità di futuri Governi con Bossi e le prime pagine della Padania con titoli come “Berlusconi Mafioso”.
Sul lato meramente politico ci sono le promesse elettorali raramente mantenute, quindi gli annunci della “Napoli pulita” accompagnati dalle immagini delle permanenti discariche a cielo aperto.
La peculiarità del film sta in questo: far parlare soltanto i filmati, la cronaca per rivolgersi ad un pubblico il più ampio possibile. Senza mediazioni giornalistiche, pleonastiche per una volta.
Non illudiamoci però, che non ci siano le mani di Rizzo e Stella dietro alla scelta di quest’immagine o di quest’altra, dietro il montaggio sequenziale di una scena anziché di un’altra. Giustamente, traspare dal film il giudizio critico degli autori sul soggetto. Nonostante ciò, penso che la pellicola voglia essere un esperimento innovativo.
Per la prima volta da quando si racconta il personaggio Berlusconi, sembra emergere la volontà degli autori di istituire un rapporto diretto tra fatti e spettatori, ma raccontando anche parte di ciò che finora era rimasto sconosciuto a molti. E non occultando nulla o quasi, come invece accade fatalmente ai politici.
Paradossalmente Rizzo e Stella utilizzano lo stesso rapporto diretto e senza intermediari, che Berlusconi usa da una vita con i suoi elettori. Non a caso, “Io parlo alla pancia degli italiani” è la frase ricorrente nel film.
A questo punto, bisogna chiedersi: è “pericolosa” questa pratica comune al linguaggio politico di Berlusconi e al filo conduttore del film, cioè il racconto senza filtri?
Il racconto scritto dai due sceneggiatori può essere “pericoloso” perché rischia di far scaturire due opposti sentimenti, che non portano lontano: immedesimazione quindi invidia, oppure spregio quindi odio.
Il giudizio ultimo è lasciato allo spettatore, per questo Silvio Forever è un film che va capito, anche se bisogna avere gli strumenti necessari per farlo. Infatti è semplicistico affermare che “le immagini parlano da sé”; non sempre è così, ma questa volta se ne può approfittare per fare una sorta di esperimento.
Qui sta il valore del lavoro di Rizzo e Stella, nell’ambiguità lasciata volutamente aperta, nel rifiuto intenzionale di imprimere giudizi (necessari in altri contesti). Qualcuno lo riterrà un atteggiamento pilatesco. Qualcun altro, si spera in tanti, comprenderà la novità contenuta nel film: insinuare dubbi, partendo da semplici fatti. Non è qui che risiede la fonte di una sospirata e attesa crescita culturale?
Le opposte reazioni testimoniano che in Italia semplicemente, non siamo abituati ad un lavoro di questo tipo. Vogliamo o Giuliano Ferrara, o Lucia Annunziata, veri e propri artisti nel cementare le verità che ognuno di noi già possiede.
Dovremmo tutti chiederci: perché ci piace la rassicurazione delle “nostre” verità? Perché abbiamo paura del dubbio, dell’altra verità, tanto da fare di tutto per rifiutarla preventivamente? La risposta sta nella nostra storia, quella di un Paese in perenne attesa di un demiurgo che risolva tutti i problemi, di un Leviatano che ci liberi da ogni incombenza. Così in politica, come nelle nostre vite. Non siamo “allenati” al confronto, ma al monologo. Ci piace rifletterci in ciò che vogliamo sentirci dire, senza pensare minimamente di poterci sbagliare. E’ un atteggiamento terribilmente immaturo, sintomo di un’arretratezza civile, politica e sociale che in passato ci ha già portato allo sfacelo. Senza peraltro fungere da stimolo per un’odierna osservazione spassionata degli eventi, per un invito al racconto minuzioso della realtà, teso ad un ravvedimento personale, intimo e non urlato al vicino.
Questo è Silvio Forever, un semplice esperimento, un esplicito invito al dubbio e alla riflessione personale.
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