Overblog Tutti i blog Blog migliori Economia, finanza e diritto
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Nicola Di Turi

Abbassiamo i toni, ma anche no

2 Marzo 2010, 14:57pm

Pubblicato da Nicola Di Turi


Dice Mourinho, che quando nel 2006 era all’estero ad allenare si vergognava di dare da mangiare ai suoi figli con i soldi che guadagnava dal calcio (tanti, sicuramente troppi, allora come oggi). Perché? A causa di Calciopoli, scandalo molto italiano ma non solo visto il ripetersi di faccende simili ad ogni latitudine, o quasi.
In ogni caso ciò non basta a far calare l’interesse verso il pallone che rotola in rete. E meno male.
Certo la metafora del Mou sembra un po’ forzata, forse a causa della poca dimestichezza con la lingua italiana che sembra costringerlo spesso ad andare oltre ciò che vorrebbe realmente dire.
Ma ciò che dice in riferimento all’invito-obbligo (dietro ammende e squalifiche) ad “abbassare i toni” impostogli dalla comunità calcistica tutta, deve far riflettere se si vuole realmente venire fuori dal pantano di soli 4 anni fa.


Soprattutto se non vogliamo ripiombarci improvvisamente, magari quando saremo immersi in una estiva atmosfera sudafricana.
Lo scomposto grido d’allarme sul rigore non concesso alla Fiorentina con il Milan, ma anche su altre “sviste” arbitrali, comprese quelle a favore della sua Inter, è incentrato sul messaggio: “non abbassate la guardia”.
Insomma Mou pensa che non bisogna affatto “abbassare i toni” di fronte a sviste più o meno vistose, sia che riguardino il suo orticello sia quello degli altri.
Meglio prevenire che curare, segnalare un rigore non dato o un fuorigioco inesistente al fine di fermare l’arbitro reo e spronarlo a prestare più attenzione.
L’invito ad “abbassare i toni” ha un non so che di omertoso, un invito a nascondere la polvere sotto il tappeto, salvo poi gridare al complotto quando arrivano le procure a scuotere il tappeto stesso.
Abbassare i toni, far finta di nulla per poi accorgersi di tutto ciò che già si sapeva è un film che abbiamo già visto.
Questo atteggiamento sembra avere un nobile fine, ovvero quello di non esasperare gli animi di tifosi e addetti ai lavori, ma come ben si sa sia con toni “esasperati” che “assopiti” si troverà sempre qualche cretino pronto a far guerriglia per vendicare un torto subito dalla sua squadra.
Proprio per evitare ciò è meglio segnalare ogni cosa in pubblico, senza per questo consegnare l’arbitro alla gogna, anzi proponendosi di aiutarlo anche attraverso strumenti tecnologici.
In ogni caso evitando di snaturare il ritmo di gioco, la naturalezza della partita. Si pensi per esempio, ai sensori per il “gol non-gol”, almeno.
Perché a posteriori si fa presto ad accreditare revisionismi storici su Calciopoli, a riabilitare vecchi ferrovieri che forse capivano di calcio, ma anche di minacce e racket pallonaro.
Invece, ci vuole molto più tempo per restituire credibilità al movimento calcistico nel suo insieme, dopo scandali così infamanti.
In tempi in cui imprenditori tengono al guinzaglio politici apostrofandoli come loro “schiavi” e “portinai”, bisogna fare in modo che il pentolone dei favori o presunti tali venga scoperchiato per tempo. Senza aspettare che debordi e ci travolga tutti, di nuovo.
Come 4 anni fa, quando Mou allenava all’estero. E si vergognava di dar da mangiare ai suoi figli, con quei soldi guadagnati sui campi di calcio.

Leggi i commenti

“Anfitrione” e “Casina”: analogie e differenze

27 Gennaio 2010, 07:36am

Pubblicato da Nicola Di Turi



Dopo un attento tentativo di confronto tra le due commedie del “poeta latrante” Plauto, la “Casina” e l’ “Anfitrione”, proviamo qui a cercare gli elementi che legano le due messinscene latine.


Anticipiamo subito che le differenze emerse dal raffronto sono in maggioranza rispetto al numero delle analogie, ciò dovuto alla probabile distanza temporale delle rappresentazioni in scena delle due commedie (la datazione della “prima” di Anfitrione è il 206 a.C., mentre Casina risale al 186 a.C.).


Cominciamo perciò con la prima significativa differenza che qualifica l’Anfitrione: la presenza della divinità, parte attiva nel gioco comico.


Giove che si innamora di una mortale, Alcmena moglie del generale dell’esercito Anfitrione, rappresenta una novità epocale nel campo della commedia perché la presenza degli Dei era consueta solo nelle tragedie. L’Anfitrione quindi segna uno spartiacque nella commedia latina.


Ad ogni modo la divinità che si invaghisce di una donna “terrena” e per conquistarla usa il suo potere indisponibile agli altri commedianti, non per questo si rende invulnerabile anche alla sua coscienza.


 In altre parole, pur riuscendo a prendersi gioco di tutti per raggiungere il suo scopo amoroso, giovandosi dei suoi poteri esclusivi, Giove cerca di rimediare alla doppia gravidanza della donna facendole sopportare un unico travaglio e porge le scuse al marito per le sue azioni passate.


Sembra quasi che il Deus ex-machina calatosi dall’alto sia costretto a snaturare le proprie parvenze divine per cercare di assomigliare agli umani che ha ingannato, dovendo rendere loro conto del suo comportamento.


Cerca di sembrare più umano per chiedere scusa al marito e saldare il conto con la propria coscienza prendendosi le sue responsabilità. Al contrario, nella Casina l’elemento divino non c’è.


Altro motivo discriminante tra le due commedie è la diversa rappresentazione della figura femminile: la Cleostrata della Casina è parte attiva della commedia, decide su se stessa e riesce a vendicarsi abilmente del marito fedifrago.


L’Alcmena dell’Anfitrione mette in risalto una figura femminile di secondo piano, una donna ingannata da Giove e in balia dello stesso.


Certamente la figura divina altera il piano della commedia e probabilmente costituisce una scusante per la moglie di Anfitrione che non poteva immaginare di essere davanti ad un’altra persona, se è vero che le sembianze assunte da Giove erano quelle del marito.


Considerando la probabile scansione temporale delle due commedie, sarà forse vero che la Casina (186 a.C.) rappresenta una maturazione della concezione della donna rispetto alla rappresentazione della stessa nell’Anfitrione (206 a.C.) da parte dell’autore?




Ultimo motivo di scarto tra le due commedie è la funzione del servo all’interno del canovaccio comico.


Nella Casina la funzione del “servo furbo” viene assolta da Calino che, sposo designato di Casina per conto del figlio di Lisidamo e della moglie Cleostrata, riesce a prendersi gioco del vecchio pruriginoso.


Infatti, sfortunato nel sorteggio per l’assegnazione di Casina, toccata ad Olimpione/Lisidamo, si accorda con Cleostrata travestendosi da Casina per passare la prima notte in compagnia di Olimpione e poi di Lisidamo. Così costringe il vecchio e il suo servo alla vergogna pubblica.


Nell’Anfitrione i servi (Mercurio/Sosia e Sosia/Sosia) non svolgono un ruolo pensante, in grado di ribaltare gli equilibri in scena.


Si limitano anzi, ad assolvere ai compiti assegnati loro dal padrone (Giove e Anfitrione) per difendere esclusivamente la propria figura. Insomma, non contano molto, non prendono decisioni.


Fin qui le differenze tra le due commedie plautine.



Analogie



Abbiamo già trattato la funzione del servo all’interno della Casina e dell’Anfitrione trovando nel comportamento di Calino un tratto dirimente rispetto ai servi dell’Anfitrione.


Si può però trovare anche un punto di contatto sempre all’interno della figura del servo.


In entrambe le commedie i servi rappresentano sempre e comunque l’ oggetto fedele del padrone, lo strumento in grado di perseguire gli interessi padronali.


Bisogna evidentemente  parlare di “oggetto” e non di persona, dato che il diritto di critica da parte dei servi nelle commedie verso il padrone non è neanche accennato.


Al contrario tutte le figure dei servitori sono accomunabili dal grande senso del dovere nei confronti del proprio padrone, in grado di disporre della loro vita in qualunque momento e in qualsiasi modo.


Tale facoltà è ben accettata dai vari Sosia e Mercurio, ma anche da Calino e Olimpione in Casina.


La fedeltà del servo verso il suo padrone è qualcosa che va aldilà del patto di servitù non firmato tra i due, quasi un’anticipazione della Sindrome di Stoccolma che lega al giorno d’oggi aguzzini e sfruttati dopo un periodo di rapporti intercorsi.



Secondo ed ultimo punto d’incontro emerso nel confronto è il sorteggio, il tirare a sorte per assegnare beni o persone, come nel nostro caso.


L’affidamento alla fortuna, dopo aver compiuto le giuste invocazioni e preghiere agli Dèi protettori, è un tratto comune alle due commedie.


Quando nell’Anfitrione i protagonisti si trovano a dover decidere sull’autenticità del vero generale Anfitrione, viene chiamato un arbitro esterno come Blefarone per dirimere la faccenda e assegnare l’identità ai due contendenti Giove/Anfitrione e Anfitrione “vero”.


Alcmena è stata ingannata dalle medesime sembianze di Giove, trasformatosi nel marito Anfitrione.


Perciò lei non sa più decidere chi è il suo vero marito, né i due “aspiranti” riescono a battere le giuste strade del convincimento. 


I problemi però non finiscono qui perché Blefarone rimane confuso dalla vicenda e si rifiuta di ripristinare la verità, sentendosi inadatto al ruolo.


In Casina la scena del sorteggio si palesa in occasione dell’assegnazione della giovane al suo futuro marito-specchio. Perché marito-specchio?


In ogni caso, il marito che toccherà in sorte alla fanciulla sarà solo la proiezione di facciata dei due veri pretendenti: il vecchio Lisidamo e suo figlio (peraltro perennemente assente dalla scena e rappresentato negli interessi dalla madre Cleostrata).


Alla fine Cleostrata estrarrà il nome di Olimpione a cui verrà assegnata la fanciulla, per la gioia malcelata del marito Lisidamo.










Leggi i commenti

Parli adesso o taccia per sempre

2 Dicembre 2009, 10:51am

Pubblicato da Nicola Di Turi


pubblicato su The Populi e su AgoràVox

Due più due fa quattro, Fini più Gianfranco non sempre fa coerenza.
Un Presidente della Camera che dice in serie “ l'uomo confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità..siccome è eletto dal popolo... “ , “Ma io gliel'ho detto... confonde la leadership con la monarchia assoluta....”,” si devono fare queste indagini, ci mancherebbe altro ”, è evidente che abbia un pensiero alternativo.
Diverso soprattutto da un Presidente del Consiglio che inanella frasi del tipo: “..sono l’uomo più perseguitato giudiziariamente” , “..i magistrati sono malati mentalmente, mio padre diceva sempre che se vuoi fare del male nella vita, devi fare o il PM o il dentista”, “non mi interessa ciò che dicono i giudici, gli italiani sono con me perciò non mi dimetto, viva l’Italia, viva Berlusconi!”, “..è pazzesco che ci siano dei magistrati che vogliono riaprire le indagini sulle stragi di Mafia..” .
Trarre conclusioni sarebbe fin troppo semplice.

Se Fini seguisse coerentemente il suo pensiero rispettando prima di tutti se stesso, oggi dovrebbe o far valere dentro al suo partito la posizione che sostiene, oppure far saltare il banco dimettendosi e chiedendo il conto all’elettorato.
Inutile che gli strenui corifei del Capo, i “bodyguard del pensiero” (vedi alla voce ex-sindaci PCI, poi folgorati sulla via di Arcore) si affrettino a gettare acqua sul fuoco sostenendo che Fini, in fondo, le ha sempre dette queste cose.
Peggio possiamo sentirci volendo avallare questa tesi; cosa resta a fare in quella coalizione allora?
Per salvare la poltrona? Per caso è anche lui vittima di questo sistema elettorale malato che porta le coscienze all’ammasso in virtù di una logica maggioritaria?
Ha forse paura che i parlamentari da lui stesso nominati, gli voltino le spalle pur di salvaguardare la tenuta della maggioranza e quella delle loro seggiole? Misteri irrisolti.
Restano i fatti che rivelano un’incompatibilità tra i due fondatori del PDL, divergenze insanabili se non con logiche di appartenenza al partito e di difesa ad oltranza dello stesso e della propria carica sociale.
Su Berlusconi c’è poco da dire. L’unica cosa a cui tiene è salvarsi dai processi, dal passato che lo assale e oggi gli presenta il conto.
È dall’inizio della legislatura che ci si occupa di fabbricare leggine ad hoc e sostenere impunemente in pubblico o la necessità delle stesse, o l’ inconsistenza delle accuse, o la malattia dei giudici oppure adesso la valenza collettiva di provvedimenti personalistici.
Subito fu presentata la “blocca processi” (che minacciava l’estinzione di centomila processi, per eliminarne uno), poi il Lodo Alfano (approvato solo per guadagnare il lasso di tempo tra luglio 2008 e ottobre 2009, data della bocciatura della Corte Costituzionale) e ora la prescrizione breve (ultimo schizzo d’ingegno del maestro Ghedini, da mesi chiuso in meditazione alla ricerca della leggina perduta).
Insomma l’ex capo MSI deve sciogliere il nodo, prendere posizione e non tornare nei ranghi se vuole dar seguito alle parole spese.
Dal leader del PDL non ci si può aspettare il ribaltone per lo scopo utilitario (o da “utilizzatore finale” che dir si voglia) di cui si diceva prima.
Da cittadino comune bisogna andare ai processi e non difendersi dagli stessi, non si gode dell’ autorizzazione a procedere (sistematicamente negata da 22 anni dal Parlamento ad ogni richiesta della magistratura), non si possono far lavorare i propri avvocati-deputati in Commissione Giustizia per brevettare l’ultimo modello di scudo giudiziario.
Da Premier si può fare tutto ciò. Sempre che il partito sia d’accordo (no problem, i deputati sono nominati direttamente dal Premier) e i co-fondatori anche.
“..Se c’è qualcuno che non è d’accordo, parli adesso o taccia per sempre..”. Vero Gianfranco?

Leggi i commenti

Simone Perotti – “Adesso Basta”

25 Novembre 2009, 19:05pm

Pubblicato da Nicola Di Turi

recensione per Chiarelettere Editore
anche su The Populi e su AgoràVox

Cambiare la propria vita, adesso, immediatamente, senza ulteriori indugi.
“Adesso Basta” di Simone Perotti, edito da Chiarelettere - 14 Euro, si propone come un utile decalogo per chi vuole smettere di sentirsi uno strumento a comando che deve produrre per guadagnare, per spendere e poi ricominciare. Così all’infinito, o almeno fino alle soglie della pensione, semmai ci sarà.
Simone Perotti era un manager in ascesa nel campo della comunicazione.

Lavorava tra Milano e Roma, aveva frequenti incontri con aziende leader nel campo, multinazionali, amministratori delegati e direttori di case editrici e giornali.
Era sbarcato abbastanza giovane nel mercato del lavoro, dopo una laurea e un percorso di studi con buoni risultati. Aveva raggiunto attorno ai 32-33 anni una buona reputazione, una stabilità lavorativa accettabile. Naturalmente, uno stipendio garantito a fine mese.
Insomma, era uno che si era posto degli obiettivi e li aveva raggiunti nella maggior parte dei casi. Probabilmente era anche invidiato da qualcuno.
Accade che una mattina come altre, si trova in coda nel grande raccordo anulare di Roma, alle 7 e 35.
Scenario ben noto: coda chilometrica, macchine incolonnate e pressocchè ferme, clacson, fumi, rumori, urla e bestemmie, tutto incorniciato dal caldo che un 4 luglio come tanti porta con sé.
Simone è deciso: non ne può più. Nella mente gli riecheggiano da giorni i discorsi “da aperitivo” che facevano lui e i suoi colleghi; sbuffavano tutti, si lamentavano, dicevano di voler cambiare vita anche domani, troppo stanchi della solita routine. A parole.
Il giorno dopo tutti di nuovo incolonnati a fare la fila davanti alla macchinetta del caffè delle ore dieci, di un normale martedi, di una normale settimana. Ormai insopportabile per l’autore di “Adesso Basta”.
Decide di cambiare vita, per davvero. Come?
Seguendo le fasi del “downshifter”, ovvero di colui che comincia a ridurre i propri sprechi, i propri consumi per cercare di vivere con meno uscite, mantenendo o riducendo all’essenziale le entrate necessarie a vivere nella maniera che più gli aggrada. Sembra un controsenso: per vivere meglio si può guadagnare meno. Impossibile! Invece no, basta sapere solo ciò che si desidera veramente nella propria vita.
Ed essere liberi di poter realizzare ciò che si vuole.
“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” diceva Seneca, e la frase viene citata di continuo nel libro quasi a voler auto-convincersi della fattibilità del proprio progetto.
Ricapitoliamo: Perotti è un manager, ha tutto ciò cui la gran parte della società contemporanea aspira per una vita intera, magari senza mai riuscire a realizzare le proprie ambizioni.
Ma non è contento, non si sente libero e soprattutto si sente schiavo di meccanismi che lo opprimono e non gli fanno svolgere in libertà le cose che vorrebbe.
Deve andare a lavorare, per poter comprare una casa, comprare da mangiare e vivere dignitosamente.
Lo spazio per dedicarsi alle sue attività preferite come la vela e la scrittura è ridotto ai margini delle giornate lavorative, sempre che riesca a ritagliarsi un po’ di tempo.
Naturalmente vi starete chiedendo: ok va bene, ma i soldi? Come farò a mantenermi?
Perotti esplicita subito un concetto: i soldi sono sicuramente un problema. Ma facilmente risolvibile.
Ciò che deve preoccupare di più i downshifters sono i propri legami con la vita quotidiana, la completa estraneità a un concetto come la solitudine, la “piovra” rappresentata dalla nostra vita fortemente vincolata a quella schiavitù apparentemente ineluttabile studio-lavoro-produco-guadagno-compro-consumo-ri lavoro-ecc.
Il vero problema è la forza di volontà, come trovare la convinzione necessaria per dire basta a tutto ciò, poichè lo si ritiene un processo inutile per se stessi,ma allo stesso tempo trovare una via alternativa di realizzazione dei propri progetti.
L’autore indica negli ultimi due capitoli questa via alternativa, incentrata soprattutto sul concetto di sostenibilità. Cosa ci serve per vivere? Quanto di quello che compriamo-consumiamo è strettamente necessario per renderci felici? Esiste un modo per procurarci tutto ciò senza lavorare stabilmente e soprattutto, senza doverci privare per forza della nostra libertà personale? La risposta è: si.
Naturalmente, per rendere sostenibile la drastica rinuncia al lavoro bisogna accumulare un gruzzoletto di “riserva”, che l’autore dice di mantenere per sicurezza.
L’entità del gruzzoletto? Maggiore sarà, migliori chanches avrà il vostro progetto.
Come accumularlo? L’autore indica due strade: se nella vostra vita precedente guadagnavate bene (è il suo caso, 5500 euro/mese) darete un bel taglio alle vostre spese superflue che non vi servono per vivere comunque decentemente e accumulando i risparmi, tutto in virtù del progetto che inseguite.
In questo caso vi serviranno 8-12 anni per realizzare l’occorrente, dice Perotti.
Se invece guadagnavate come i comuni mortali (1000-1500 euro/mese) la via d’uscita dalla “schiavitù” è una sola: sperare nelle ingenti eredità destinate a voi dai cari estinti.
L’ipotesi si fonda sulla diffusione capillare del fenomeno, almeno in Italia, almeno ad oggi.
In questo caso vi ci vorrà di più per lasciare il lavoro, ma ci riuscirete comunque, se davvero sarete disposti a farlo.
Per le spese quotidiane invece si può puntare sulle proprie passioni. All’autore del libro piace la vela? Bene, fa lo skipper, pulisce le barche, fa la guida turistica e guadagna bene, ciò che gli serve, al contrario di ciò che si può pensare. E intanto vive tutto l’anno (o quando ne ha voglia) su una barca, facendo ciò che gli piace di più.
A un suo amico piace la pittura? Bene, dipinge per passione e vende bene. C’è gente disposta a pagare 600 euro, 1500 euro per i suoi quadri. Intanto anche lui ha lasciato il lavoro. E’ libero!
All’autore piaceva molto leggere, ma non ne aveva mai il tempo. Ora recensisce libri per una casa editrice, in cambio gli vengono regalati i volumi e ha il tempo per leggerli non lavorando più come una volta. Perfetto no?
Nel bilancio finale dovrete inserire oltre al risparmio e ai piccoli lavoretti per passione, anche una buona dose di manodopera personale.
Si perché se non vorrete vivere in barca a vela tutta la vita, avrete bisogno di una casa.
Anche Perotti ha assolto questo bisogno, pur essendo un velista convinto. Come?
Ha comprato per pochi euro un casolare immenso in campagna, abbandonato e l’ha ristrutturato completamente rendendolo abitabile per le sue esigenze.
Da solo o quasi, per non spendere risorse che in ogni caso non avrebbe avuto.
Faticoso, laborioso e dall’ inventiva immensa. Fare le cose da se costa fatica, farle fare costa denaro.
Anche su questo punto il libro è molto interessante, pone degli interrogativi pratici e disarmanti.
Però Simone Perotti ci è riuscito per davvero. Prima, nella sua vita precedente, faceva le cose che scrivevo all’inizio. Ora fa quello che vuole, dorme se è stanco, lavora se ne ha bisogno, legge se ne ha voglia, naviga in mare se è bel tempo, si ferma due giorni al Cairo se ne ha voglia. O a Marrakesh, perché no?
Lui ci è riuscito ed ora invita noi a farlo, ma siamo davvero disponibili a rinunciare a ciò che abbiamo per riavere la nostra libertà?

Leggi i commenti

Piero Ricca – “ Alza la testa!”

23 Novembre 2009, 14:32pm

Pubblicato da Nicola Di Turi

Recensione per Chiarelettere Editore
anche su AgoràVox


A prima vista Piero Ricca fa scalpore. Causa disagio o dovrebbe farlo, perché ci ricorda la nostra funzione da cittadini. Lo so è facile liquidarlo come un urlatore ossesso, in cerca di pubblicità per auto-promozione. Forse è un rischio che corre, ma per ora non sembra esserci cascato.
In breve: Piero Ricca è un cittadino milanese, figlio di un magistrato, blogger molto seguito e ha “fondato” un’associazione dal nome “Qui Milano Libera” che ha fatto proseliti in altre città (Qui Lecco Libera ecc.). Obiettivo comune: sbugiardare quella grande farsa antidemocratica messa in piedi dai politici interessati e da un’informazione compiacente.


Con il suo gruppo di amici tiene “Agorà” aperti al pubblico nella sua città, dove si parla delle verità inconfessabili dei politici italiani che vengono appositamente oscurate dalla stampa e dalle televisioni complici o sotto il loro stesso controllo.
Insomma, un gruppo di cittadini ben informati con lo scopo comune di chiedere conto di fatti, circostanze e soprattutto sentenze di Tribunale, dato l’alto tasso di politici catapultati in Parlamento per meriti giudiziari. Armi? L’irriverenza verso un potere ormai malato e chiuso a riccio nella tutela dei propri interessi in maniera ormai palese.
Incontri, contestazioni, scenate che svelano il lato nascosto (dalle tv di regime) di politici (di varia umanità ed estrazione), imprenditori, banchieri, giornalisti.
Tutto raccolto in un dvd, accompagnato da un libro con prefazione dell’immancabile Marco Travaglio (Piero Ricca - “Alza la testa” – LIBRO + DVD, Chiarelettere, 16,60 Euro).
All’inizio troviamo il Prologo con un imperdibile Bruno Vespa che dimostra di ignorare il contenuto della sentenza penale che ha condannato l’avvocato Previti, reo di corruzione del giudice Metta, che consegnò la più grande azienda editoriale italiana nelle mani del nostro Presidente del Consiglio.
Berlusconi conosce bene Ricca dato che nel 2003 uscendo dal Tribunale di Milano dopo aver reso dichiarazioni spontanee nell’ambito del processo SME per corruzione delle Fiamme Gialle (il lupo perde il pelo ma …), fu additato dal blogger col simpatico epiteto di “buffone”. Naturalmente la vicenda finì in Tribunale e Ricca la spuntò. E com è logico che sia il video della contestazione è riportato nel dvd.
Eppoi giù duro con Confalonieri riguardo lo scandalo bi-partisan di Europa 7, mentre con De Gennaro e Gianfranco Fini si discute amichevolmente del G8 e dell’irruzione nella scuola Diaz (vicenda recentemente chiusasi con l’assoluzione dell’ex capo della Polizia). I due, come molti altri, tirano dritto con una bella faccia di bronzo e non rispondono.
I pezzi da novanta sono però due: lo sputo generosamente riservato da Emilio Fede a Ricca, con la scena che finì addirittura a Striscia la Notizia che naturalmente tagliò lo sputo in questione.
Non sia mai che Emilio non passi più i suoi leggendari fuori-onda, deve aver pensato Antonio Ricci.
La seconda pietra miliare è la vicenda Unipol-DS, ben rappresentata da due incontri ravvicinati con Massimo D’Alema e Piero Fassino.
A Ricca che chiede conto a D’Alema di frasi del tipo: ”…abbiamo una banca!!...” , risponde direttamente il pubblico dei democratici (??) che assistono appassionatamente al dibattito sul partito liquido anziché presente con sedi sul territorio. Come?
Impedendo all’infame di porre domande, ricacciandolo fuori dalla sala come un appestato, per far riprendere l’idillio democratico impunemente interrotto.
Altri protagonisti sono Violante, Mastella e Dell’Utri che giudica autorevolmente incerta la sua collusione con la Mafia, non prima di aver apostrofato Ricca come “stronzo” dalla certezza comprovata (da lui stesso).
C’è anche un interessante faccia a faccia con Ferruccio De Bortoli sempre cortese e disponibile al confronto.
La discussione verte come nel primo caso sulla Mondadori rubata, ma De Bortoli mostra competenza e preparazione sulla vicenda, al contrario di presunti giornalisti del servizio pubblico (vedi alla voce Vespa).
Insomma vicende molto interessanti, trattate alla pari con i protagonisti da cittadini informati, armati della propria competenza e del rispetto verso la propria dignità che molti, ma molti, mettono sotto i piedi per arrivare dove sappiamo.
L’irriverenza che caratterizza Ricca e i suoi amici è la molla che dovrebbe scattare in ognuno di noi per chiedere conto a persone normali, ma che rappresentano la collettività, di vicende scottanti di cui poco si parla perché chi controlla l’informazione in questo Paese ha tutto l’interesse a non farlo.

Leggi i commenti

Il Primario, il malato e la Juventus

27 Ottobre 2009, 12:01pm

Pubblicato da Nicola Di Turi



Un utile spaccato dell’Italia contemporanea tra calcio, sanità e umanità varia.
Come una fila al botteghino può rivelare la trasformazione di un diritto in un favore, di una prestazione dovuta in una concessione discrezionale, di una falsa e millantata amicizia in una proficua opportunità.

TIFOSO 1 – Sai la scorsa settimana ho chiamato in ospedale per prenotare una visita in Neurochirurgia. Date le lunghe liste di attesa, mi hanno prenotato una visita per il 18 Giugno 2010!

TIFOSA 2 – Oh madonnina! Beh, si sa come vanno queste cose … [ride, ndr]

T1 - Si ma io ne avevo bisogno! Perciò dato che, sai, siamo vecchi amici con il Primario lì all’ospedale … ecco..ehm..

T2 - Meno male!

T1 - Si ecco..lo chiamo e gli dico della prenotazione. Lui si mette a ridere, dopodiché mi dice di andare l’indomani da lui. La visita la farò in giornata, se non sarà di mattina la farò di pomeriggio ecco.. in giornata comunque..

T2 - Meno male! [visibilmente sollevata, ndr]

T1 - Eh si..senonchè mi chiama verso le 10 e mi chiede un favore..da amico, mai per comando eh! Vorrebbe otto biglietti per la partita della Juve, ma dato che lui lavora tanto non può andare mai a comprarli.. [oltremodo rattristato, ndr]

T2 - Si lui si che lavora! Qui lo conosciamo tutti! [seriosa, ndr]

T1 - Così eccomi qua, potevo mica dirgli di no? Purtroppo dato che vendono solo quattro biglietti alla volta mi tocca fare due volte la fila (mattina e pomeriggio) e non andare al lavoro! Ma glielo dovevo la dottore … eppoi solo per oggi …

T2 -Si ne vale la pena per il dottore!

T1 -Pensa, l’altra volta dopo la visita gli ho portato due bottiglie squisite! Lui mi ha addirittura fatto accomodare sul divano! Ricordo ancora come ridevano i due figlioletti del dottore … erano troppo felici..si vedeva!

T2 -Che belli che sono, che belli…

T1 - Ma io me ne dovevo andare, lo avevo già disturbato troppo. Però, che bravo quel dottore! [comprensibilmente folgorato dal ricordo rimane vittima di una paresi facciale per qualche secondo, ndr]

T2 - Si che bravo quel dottore…

Leggi i commenti

Diario di una democrazia matura

12 Ottobre 2009, 19:28pm

Pubblicato da Nicola Di Turi



Venerdi 09 ottobre 2009. A Benevento un’acclarato frequentatore di donne a tassametro, nonché corruttore di giudici e testimoni in processi a suo carico, guardacaso impunibile per legge (fino a pochi giorni fa), denuncia “l’irreversibile mutazione del Corriere della Sera da giornale della borghesia italiana a foglio di sinistra”.

Sabato 10 ottobre 2009 il direttore del Corriere De Bortoli difende la linea del giornale e la sua indipendenza. Rivendica la scelta di non schierarsi sulle vicende giudiziario-sessuali del Premier, marcando la differenza tra il suo giornale e altri, a suo dire ben più schierati. Lui ha dato solo le notizie.

Poi passa a riscuotere i crediti acquisiti col Cavaliere pubblicando un giorno si e l’altro pure le autorevoli opinioni “dei nostri liberali alle vongole” (Montanelli cit.) come Battista, Ostellino, Galli della Loggia.
Ben noti a tutti per il loro accanimento filosovietico e antiberlusconiano con una vena di giustizialialismo contro il Premier più perseguitato dai tempi di Cristo.
De Bortoli quindi, si chiede:” Possibile che non siano piaciuti al Premier gli editoriali di questi opinionisti del Corriere tanto da spingerlo a tali esternazioni”? 

Domenica 11 ottobre 2009 Eugenio Scalfari su Repubblica e Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano criticano la presa di posizione di De Bortoli (pur riconoscendone l’indole indipendente), stigmatizzando il suo atteggiamento.
Scalfari  si dice “addolorato per un giornale liberale ridotto a pietire un riconoscimento al merito dal peggior governo degli ultimi centocinquanta anni di storia patria, Mussolini escluso. E ridotto ad attaccare noi di «Repubblica», faziosi e farabutti per definizione, per marcare la propria differenza”.
Per Travaglio “ da quando al Corriere è tornato De Bortoli il giornale è molto più accomodante” e ospita editoriali spinti solo verso una parte ben nota. Ciò dovuto ai trascorsi tra De Bortoli e il Premier.

Lunedi 12 ottobre 2009. Tg1, edizione delle 13 e 30.
Dopo un servizio che dà conto della volontà espressa da Obama di consentire l’ingresso degli omosessuali nell’esercito U.S.A. , la zelante (con chi di dovere) Nicoletta Manzione, promossa alla conduzione delle 13 dopo aver seguito le orme della Petruni (ex-inviata embedded al calcagno del Premier) annuncia un’importante dibattito sull’informazione in Italia.
 Sarà mica la volta che il TG1 si ribella al conflitto d’interessi?O che ne menziona l’esistenza?
Tranquilli non c’è pericolo.
Il tema è: il ruolo dell’informazione in una democrazia matura (dando ovviamente per scontato che in Italia avremmo un’informazione degna di questo nome e non un megafono al servizio dei politici di turno).
Il servizio è di Mario Prignano, ex di Libero voluto al tg1 da MIN-ZO-LIN (noto difensore cinese della libertà di stampa, Vauro copyright), accompagnato da polemiche sull’opportunità di una sua assunzione dopo la battaglia anti-canone promossa dal giornale di Belpietro, suo direttore.
Con sincero sollievo possiamo notare che Minzolini è al suo posto e Prignano pure.
Parte il servizio e il neoassunto svolge il compitino che gli è stato assegnato : martellare Scalfari e Travaglio, non prima di averci deliziato con due irrinunciabili commenti di due direttori che messi insieme contano meno di cinquantamila copie al giorno: Sansonetti e Polito.
I due si chiedono con domanda retorica, se in Italia sia possibile fare giornalismo senza appartenere al partito pro o contro Berlusconi. Evidentemente per loro i giornalisti del Watergate (Bernstein e Woodward) sono solo dei guardoni, anche un filino gossipari. E soprattutto anti-Nixon (però, suona bene..).
Si sa,i due la loro scelta l’hanno fatta da tempo. La loro indipendenza li ha portati da anni a calcare con costanza i palcoscenici di Matrix e Porta a Porta, famosi covi di farabutti anti-italiani.
Ogni volta corrono il rischio di restare invischiati nei frequenti litigi tra il Cavaliere e i suoi dipendenti Vinci (Matrix) e Vespa (Panorama). Ma che bravi, loro si che hanno coraggio.



Leggi i commenti

Chi ha paura di Beppe Grillo?

15 Luglio 2009, 11:25am

Pubblicato da Nicola Di Turi

Confesso che anche io all’inizio non credevo agli anatemi di un comico, lanciati via internet seduti comodi davanti uno schermo, a battere su una tastiera. Mi ero lasciato persuadere da quei vecchi lupi di mare della politica, che un giorno si e l’altro pure gli davano del capo-popolo, del populista, del qualunquista, del Re dell’antipolitica, dell’affarista ben pagato dai suoi sostenitori-spettatori (embè?), per ultimo del “comico che lancia boutade”(P.Fassino).
Ebbene si, mi ero lasciato convincere da chi lo dipingeva così: “Grillo è l’arci-italiano del peggio, sempre vittima e mai carnefice” (sua santità, minuscolo in attesa d’improbabili sviluppi, E.Scalfari).
Poi però cerchi di pensare con la tua testa, per una volta.


E scopri che il Re dell’antipolitica ha una professione, anzi più d’una dato che è comico (tiene spettacoli in tutta Italia, essendo stato appositamente epurato dalla Rai), blogger di successo (400 mila accessi quotidiani al suo blog, Repubblica.it ne registra 1 milione circa), promotore di referendum (qualcuno riuscito, ma in attesa di discussione dentro un cassetto del Senato da 2 anni, qualcuno meno), apprezzato all’estero (per Forbes è il 7° blogger più influente del mondo) tant’è che viene intervistato da CNN e Al Jazeera. Nemo propheta in patria, dicevano gli antichi. Vale anche oggi, soprattutto in Italia.
Tuttavia, c’è della pregnanza in un uomo che è sempre riuscito ad emergere nel libero mercato più truccato dell’Occidente; Grillo esiste perché c’è qualcuno che paga per vedere i suoi spettacoli, compra i suoi dvd e lo segue giornalmente sul blog (l’ultima performance è gratis, finora).
Prima obiezione: Fassino, D’Alema & co., che ruolo avrebbero nella società se non si fossero fatti eleggere vita natural durante in Parlamento (con mogli al seguito, vedi soldato-Piero)? Che ruolo avrebbero nella società se fossero passati al vaglio degli elettori, rinunciando al blocco delle preferenze vigente nella legge elettorale, che gli ha garantito un comodo scranno da deputati?
Chiediamo troppo, questo non ci è dato sapere.
Si dice di lui che sia il Re dell’antipolitica. Se così fosse, perché temere la candidatura a segretario del PD di un uomo privo di programmi politici? Che argomenti di persuasione potrebbe usare il buon uomo in questione? Non sarebbe forse più innocuo di un fiammifero dentro ad un oceano di idee già consolidate?
Seconda obiezione: nel silenzio generale dei media (a proposito, ultimamente rimpolpati dal Governo con un’iniezione di 140 milioni spalmati in due anni alla voce “ aiuti all’editoria”, come si dice, a buon rendere), Grillo ha aperto un fervido dibattito di idee sul suo blog, aperto a chiunque fosse interessato.
Temi discussi per mesi da esperti (premi nobel dell’economia come Geremy Rifkin) e semplici cittadini, che hanno portato a stilare la Carta di Firenze, dodici punti di programma politico per le Liste a Cinque Stelle presentatesi alle amministrative di Giugno 2009, con 42 consiglieri eletti sparsi per l’Italia.
Dodici punti in cui si parla di decrescita economica, modelli di sviluppo alternativi ad una produzione male canalizzata come la nostra, acqua pubblica e non in possesso di società private quotate in Borsa, energie rinnovabili, eolico e solare, biomasse, raccolta differenziata, internet senza fili ovunque e gratuito per tutti.
Insomma Grillo propone programmi seri e con una discussione alle spalle degna di premi Nobel.
Avete per caso sentito Bersani, Franceschini, Marino parlare di programmi proponendo le candidature?
O forse, da quelle parti si è sentita solo l’eco di litigiosità sulla spartizione del partito, sull’eterno dualismo Veltroni-D’Alema che ha dilaniato quel che resta (dispiace dirlo) della sinistra italiana?
Ecco allora il problema: i big del Partito hanno il terrore che possano essere spazzati via da un comico, da uno qualunque, da un qualunquista Re dell’antipolitica che ha dei programmi e disquisisce di economia con un Nobel. Certamente incredibile, ma anche inaccettabile, per qualcuno.
Il Giullare di turno viene bollato come pazzo. Non è stato forse il destino dei più grandi protagonisti della storia essere fotografati come tali? Possono personaggi del calibro della Finocchiaro avere paura di un commediante che ha pur sempre scoperto truffe come Cirio e Parmalat prima della magistratura?
Si, possono e la stanno avendo.
Per giunta si tratta sempre degli stessi democratici che si riempiono la bocca di “primarie aperte a tutti” e “democrazia interna al partito”.
Salvo poi attaccarsi a cavilli burocratici per proteggersi da un comico e rintanarsi dentro al loro confortevole loft, discutendo se sia giusto o meno firmare una tregua con un corruttore al capo del governo, su precise indicazioni del garante terzo della Costituzione Giorgio Napolitano, che evidentemente non ha di meglio da fare.
Per finire, sull’attendibilità o meno della candidatura di Grillo decideranno gli elettori stessi del PD, se gli sarà consentito farlo dai Leader Maximi del XXI secolo.
Comunque vada sarà un successo per lo sconquasso causato nelle torbide acque democratiche ,ma soprattutto per le idee messe in campo di cui ci si auspica venga fatta man bassa da partiti di ogni colore, vista la validità comprovata delle stesse.
Nell’attesa una cosa è certa: non fidarsi di ciò che dicono soloni incartapecoriti nei loro ruoli, ammuffiti da un sistema aperto a parole e chiuso nella pratica, non è una scelta. E’ un dovere.

Leggi i commenti

Sciopero

14 Luglio 2009, 10:49am

Pubblicato da Nicola Di Turi

Oggi 14 luglio, questo blog aderisce all’appello di Diritto alla Rete contro il Ddl Alfano che imbavaglia la rete Internet italiana.

Leggi i commenti

Il Piave mormorava

9 Luglio 2009, 20:12pm

Pubblicato da Nicola Di Turi



Ve lo ricordate quando qualcuno propose posti a sedere separati nella metropolitana di Milano per immigrati e residenti? Se guardando il video di cui sopra, vi balzerà all’occhio anche la scena della metro-apartheid, ricordatevi di ringraziare quel qualcuno.
Quel qualcuno è sempre lui: il nobilpadano Matteo -al rogo i terùn- Salvini.
A suon di indovinelli del genere bisognerebbe educare i bambini nelle scuole al razzismo di rigetto: bambini, tipi come Salvini vanno emarginati. Allontanati. Stop.Via.
Vanno lasciati soli a bere un boccale di birra, esecrando canti da stalla (razza equina, sorry) in convenscion ufficiali di partito.
Fate conto che abbiano un cartello sulla fronte con su scritto: “nuoce gravemente all’ Italia”.
Fatto sta che dopo essere uscito dall’ovile, il buon Salvini scopre che il mondo sta parlando di lui.
E cosa fa? Chiede scusa? Macchè, in Padania non si usa.
Matteo-cuor di leone si affretta a specificare che le sue dimissioni da deputato italiano sono dovute solo all’incompatibilità tra ruoli sorta di recente, dopo la sua elezione ad euro-deputato.
Dopo Borghezio, ecco Salvini. La degna continuazione della specie.
A questo punto si attendono sviluppi e progressi dall’acquario di casa Bossi. Si accendano i rifettori, grazie.
Le speranze di una nuova generazione di vigorosi padani ventenni, sono tutte riposte nel figlio del Senatùr Renzo Bossi, che però al momento non è degno del ruolo di “delfino” del padre.
No, per il capo della Lega è al massimo una “trota”, per adesso.
Perciò dopo l’incoronazione paterna, il giovin virgulto Renzo è corso a studiare, per cercare di alzare di grado la sua qualifica.
Ma quei cattivoni dei docenti meridionali, così impreparati ad accogliere cotanto splendore d’ingegno e virtù made in Padania, l’hanno respinto già tre volte all’esame di maturità.
Poco male, perché l’ancor giovane trota conosce bene l’immenso mare delle consulenze e dei collaboratori tanto cari alla politica politicante dell’odiata, ma remunerativa Roma Ladrona.
E ha deciso di gettarvisi a pesce: è stato promosso portaborse dell’ottimo Salvini. Toh chi si rivede!
Insomma, meno male che in politica non ci sono inutili e noiosi esami di maturità.
Né docenti e selezionatori meridionali.
Così, Renzo e Matteo nuotano tranquilli e beati immersi nel dolce ed accogliente mare d’Europa.
Ricevono un lauto compenso per il loro irrinunciabile apporto di competenza e professionalità, appositamente assicuratogli dalle tasse di meridionali ed immigrati.
“ Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare. ”

Leggi i commenti

<< < 100 110 120 121 122 123 > >>