Il regime arcoriano sembra volgere al termine. Ci sono i presupposti per non assistere alla conclusione di un nuovo Ventennio, forse dovremo accontentarci solo di questi tre lustri. Potrebbe cadere, travolto dalle stesse insegne che andava pubblicizzando lungo tutta l’Italia.
Il fregio di tante battaglie è diventato sfregio. Le medaglie e la gloria mutate in pubbliche umiliazioni e insopportabile disonore. L’orgoglio e il vanto,repentinamente trasformatisi in vergogna e terrore di essere smascherati.
Seppur in regime di par-condicio il black-out di tutti i TG nazionali (ad esclusione del TG3) sulla vicenda, la dice lunga sulla gravità della stessa.
Un Premier forse già ricattato (se così, onore alle mutande per non aver ceduto), ma tuttora ricattabile dalle sue conoscenze che definire border-line sembra un eufemismo.
Un Premier vittima delle sue sbandierate pulsioni, in mano a cosiddette ragazze-immagine pronte a sfogare a mezzo stampa il loro rammarico per la mancata remunerazione delle prestazioni offerte.
Per giunta, anche i corifei del Padrone d’Italia sembrano battere la ritirata. Uno dopo l’altro rimangono basiti a fronte di una dovizia di particolari da far invidia al Clinton dei bei tempi andati.
I pompieri autorizzati del Capo, soliti cercare presunti scheletri nell’armadio di chi osa alzare la testa, sembrano quasi provati dalle continue sollecitazioni a cui li sottopone la movimentata vita del Padrone, intenti come sono a coprire d’infamia ogni nemico o presunto tale, all’occorrenza.
Restano a difendere la Corte solo il valoroso Feltri (è di questi giorni un editoriale da far impallidire perfino Bonaiuti), che si affretta a liquidare come impotente, l’uomo che ha glorificato da stipendiato (al Giornale) e non (Libero) come il più grande tombeur de femmes del Terzo Millennio.
Ad accompagnarlo, l’elegante Carlo Rossella per cui non si trovano altri aggettivi utili a definirlo.
Il buon uomo liquida le cene a Villa Certosa e a Palazzo Grazioli come giocondi incontri tra amiconi un po’ attempati, con termine tassativo fissato alla mezzanotte.
Non correrò il rischio di dimenticare il soldato-Fede, che dallo scranno dell’autorevole TG4 intima alla stampa di mezzo mondo di seguire la sua condivisibile decisione di non parlare più della faccenda.
Insomma ciò che succede dentro la residenza del Presidente del Consiglio (il riferimento è a Palazzo Grazioli in Roma, per chi facesse confusione con la privata Villa Certosa in Sardegna), pagata con i soldi dei cittadini e recante una enorme bandiera italiana fuori dal balcone, non deve interessare.
Come non dovrebbe interessare la goffaggine di un avvocato che definisce il suo cliente impunibile perché “utilizzatore finale” e non intermediario di ragazze a pagamento.
E non dovrebbe interessare neanche che l’avvocato di cui sopra riveste la doppia funzione di deputato-legale del Presidente del Consiglio, per colui il quale scrive le leggi in Parlamento e se ne difende in Tribunale casomai gli si dovessero ritorcere contro.
Queste cose in un Paese civile non dovrebbero interessare, perché non dovrebbero esistere.
Forse è giunta l’ora di liberarsi dal torpore instaurato prima di tutto attraverso un’egemonia culturale e poi attraverso lo svuotamento dall’interno delle leggi che regolano le istituzioni.
Il popolo è sovrano, il suo voto lo è di più. Ma tutti devono essere messi a conoscenza dell’operato del loro Premier, farsene un’opinione ed esprimere una preferenza.
Tutti devono essere nelle stesse condizioni e l’informazione è criminale se omette, cestina e devia l’attenzione, di ciò che privato non è se si parla dell’uomo che si è liberamente assunto l’onere di rappresentare pubblicamente la collettività.
Non esiste l’equidistanza da fatti privati e opinioni politiche, deve esistere l’equi-ferocia verso l’acquisizione della realtà, verso destra e sinistra, nord e sud.
Solo così si mettono al bando le negatività, che sviscerate di volta in volta, costringono il potere al rispetto delle istituzioni che governa e che hanno la precedenza su chi ci mette piede pro-tempore.
L’orologio sembra segnare l’ora X, il tempo è scaduto, sembrano esserci tutti i presupposti per il cambio della guardia anche a destra dove, se ci fosse per davvero un partito liberale e non uno dedito al libertinaggio, ne gioverebbe l’intero sistema.
Se vogliamo anche a sinistra dove, superata l’anomalia italiana del Sovrano ormai destituito, si potrebbe reinventare un partito che a molti è sembrato finora la copia mal riuscita, il cugino sfortunello di un’unica, grande famiglia senza distinzioni di sorta.
P.S: trasferiamoci tutti in Iran. Ripeto. Trasferiamoci tutti in Iran.