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Nicola Di Turi

informazione

Se Travaglio sbaglia

5 Novembre 2010, 14:52pm

Pubblicato da Nicola Di Turi


Marco Travaglio ad Annozero
Avvertenza: il post che stai per leggere è frutto di una mia opinione. 
La quale è opinabile da te e da altri (magari la maggioranza), poiché del tutto personale.
Allora, sulla validità degli scritti di Marco Travaglio non credo qualcuno senta la necessità di un mio parere, che potrebbe apparire anche scontato ai più.
Tuttavia, ultimamente Travaglio e altri sembrano vittima della sindrome di Stoccolma. Cioè, della sindrome della vittima che comincia a giustificare qualcuna delle attenzioni che gli riserva il suo aguzzino.


Scrivo ciò perché a furia di sentirsi dire frasi del tipo, ”parli sempre di B.”, “qualcosa di buono l’avrà fatta B. ammettilo”, “sei solo un anti-B.”, Travaglio deve essersi convinto che ogni tanto si deve dare ragione agli sgherri di B. Anche a prescindere dalla logica, della quale ogni tanto si può fare a meno.
Così a margine dell’ultima vicenda su prostituzione e stili di vita di B. medesimo, si legge e si sente spesso Travaglio dire di essere totalmente disinteressato al privato del Premier, perché è meglio concentrarsi soltanto su eventuali reati.
Ancora, il vicedirettore del Fatto spiega che le campagne scandalistiche di qualche giornale (preciso riferimento a Repubblica) rischiano di derubricare le gesta del Premier a gossip d’accatto spostando l’attenzione dai veri problemi di queste vicende: la sicurezza del Presidente, possibile vittima di ricatti e gli abusi di potere.
Altro effetto collaterale spiega Travaglio, è quello di offrire il fianco a facili strumentalizzazioni del centrodestra e della stampa vicina, i quali non aspettano altro che un assist per ridurre gli scandali del Premier a campagne moralistiche o a gossip della sinistra.
Dunque, dico perché non sono affatto d’accordo.
Travaglio dovrebbe spiegare perché un Presidente del Consiglio che ostenta la sua famigliola sorridente mandando in tutte le case degli italiani un opuscolo non richiesto che ne celebra l’unità, non dovrebbe essere oggetto di domande e di “campagne” su presunte (o provate) frequentazioni con prostitute.
Travaglio dovrebbe inoltre spiegare perché un Presidente del Consiglio che partecipa al Family Day ed elogia il matrimonio e le unioni durature tra uomo e donna, non dovrebbe poi spiegare la sua vita disordinata agli stessi italiani a cui ha raccontato di vivere in una famiglia-modello.
O Travaglio pensa come il Cavaliere(!), che sia lecito ostentare l’aureola da marito-padre modello quando bisogna accaparrarsi qualche voto e invece, rivendicare uno stile di vita libertino nel momento in cui si devono giustificare comportamenti discutibili?
Delle due, l’una: o si deve stare in ogni caso sotto la luce dei riflettori (come è normale che sia per un uomo pubblico), oppure si deve proteggere la propria privacy sempre e comunque.
Anche quando ci si potrebbe lucrare sopra, in termini elettorali.
Infine, senza voler scomodare Cicerone per simili bassezze, sarebbe bene pretendere dalla classe dirigente comportamenti da poter prendere a modello e non solo il rispetto elementare del codice Penale.
E questo non è moralismo, ma buon senso condiviso dal resto delle democrazie occidentali e non.
E ricordiamoci che di solito l’accusa di moralismo proviene dagli immorali che devono in qualche modo giustificare la propria condotta, della quale si vergognano e non ne vanno evidentemente fieri.
Altrimenti lascerebbero liberi i moralisti di parlare e “rosicare”, o no?
Perciò caro Travaglio, ci auguriamo che tu guarisca presto da questa maledetta sindrome, certi della repellenza della tua penna alle giustificazioni berlusconiane.

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E poi gliel’ho attorcigliata al collo

24 Ottobre 2010, 17:32pm

Pubblicato da Nicola Di Turi

PUBBLICATO su AgoràVox


 Il sito del Tg1 pubblica gli audio integrali degli interrogatori sull’omicidio Scazzi. Altrettanto fa il Secolo XIX.
Dentro, c'è la confessione dello zio di Sarah Scazzi, che ammette di averla strangolata tenendola stretta con una corda.

Ma ciò che stupisce è il garantismo a doppia velocità del Tg1. E' evidente che siamo stati sempre di fronte ad una bibbia illustrata del giornalismo del XXI secolo. Ma anche ad un bignamino del diritto applicato alla convenienza politica. Per il quale è chiaro che bisogna essere garantisti con Berlusconi e giustizialisti con Fini. Garantisti con Dell’Utri, per il quale si aspetta ormai soltanto la bolla papale per sancirne la mafiosità, giustizialisti col figlio di Di Pietro. Garantisti con Verdini, giustizialisti con la D’Addario. Garantisti con gli assassini italiani, giustizialisti con i romeni. Garantisti con la Franzoni, giustizialisti con Michele Misseri da Avetrana. Insomma in quella gloriosa (?) redazione pensano sia giusto pubblicare gli audio degli interrogatori di quel truce omicidio. Soprattutto mandarli in onda nelle case della gente alle 20, tra un piatto di pasta e un'insalata. Legittima scelta, soprattutto da parte di chi speculò sul terremoto vantando strabilianti dati d'ascolto. L'esperienza dovrà pur insegnare qualcosa. Non può non stupire però, il deciso cambio di rotta della direzione. 
Un tempo questi audio di interrogatori segreti sarebbero finiti altrove, magari su Repubblica. Il direttore avrebbe potuto prendersela con chi li avrebbe pubblicati e sicuramente non ne avrebbe dato conto, in nome del solito sciacallaggio della stampa, delle aggressioni mediatiche, dei processi in tv. Avrebbe potuto, eppure non l'ha fatto. Ha invece scovato gli audio degli interrogatori, li ha subito pubblicati sul sito del tg, ne darà conto con prevedibile risalto nel tg serale. Quasi come un vero giornalista. Tu quoque, Minzo.   

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Ha ragione Feltri

9 Luglio 2010, 13:15pm

Pubblicato da Nicola Di Turi



Poche righe per dire che si, è vero, sono d'accordo con Vittorio Feltri.
I giornalisti che non lavorano per protestare contro una legge che non vuole farli lavorare, accelerano solo i tempi.
O fanno le prove generali, in vista del bavaglio per legge.
La legge-bavaglio è fatta apposta per evitare che la gente sappia quanto è sporco il potere.
Anzichè reagire con veemenza, sfidando il potere stesso a specchiarsi nelle intercettazioni che lo fotografano fedelmente nel suo stato di putrefazione, i giornalisti non scrivono nulla, non lavorano, finiscono per fare ciò che il potere vuole.
Che poi Feltri non scioperi per sfruttare a pieno il vuoto in edicola degli altri giornali, oppure per ordini di scuderia, questo può anche essere possibile.
Può darsi anche che l'unica vera forma di protesta, per fare comprendere alla gente cosa potrebbe mancarle dal giorno successivo alla promulgazione di questa legge criminale, sia lo sciopero, l'astensione dalla normalità del lavoro quotidiano.
Tutto questo sarà anche vero. Ma dopo oggi, la gente potrebbe anche cominciare ad abituarsi a questa assenza. E a convincersi, in fondo, che se ne può fare a meno delle notizie. E perchè no, delle intercettazioni.

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E’ la stampa, bellezza!

9 Giugno 2009, 19:16pm

Pubblicato da Nicola Di Turi



Quando vi dicono che il confitto d’interessi è un’ invenzione della stampa di sinistra.
Quando vi dicono che il conflitto d’interessi non interessa agli italiani.
Quando vi dicono che il digitale terrestre garantirà il pluralismo dell’informazione.
Quando vi dicono che Mr. B. è “ l’editore più libero del mondo” (se pensate di aver già sentito queste parole dal diretto interessato , bè di certo non vi sbagliate).
Quando vi dicono che Mediaset non è un comitato elettorale, ma è piena di professionisti della (dis)informazione.
Quando vi dicono che Freedom House, che classifica l’Italia come semi-libera nell’informazione non è un organismo indipendente, ma è strettamente collegata alla stampa di sinistra (ancora?!?).
Quando vi dicono che su tutte le tv e i giornali italiani il capo del governo è sbeffeggiato da mattino a sera.
Quando vi dicono che non è assolutamente vero che le nomine Rai sono state stabilite nella residenza personale del Premier, eppure i nomi che circolavano vanno puntualmente a sedersi sulle loro nuove poltrone.
Quando vi dicono che la “ stampa estera è insufflata (?!?!) dai giornali italiani".
Quando vi dicono che Murdoch ordisce un complotto internazionale contro il premier italiano servendosi di firme autorevoli dei suoi giornali appositamente pagate.
Quando un marito vi dice che la moglie con cui vive da 29 anni legge di quello che lui combina dai giornali, venendone " sobillata " al punto da optare per il divorzio inconsciamente, perchè confusa dai fogli sovversivi ed ufficialmente dichiarata priva di intendere e di volere a mezzo stampa.
Quando vi dicono che “ non bisogna parlare delle vicende private ” di un uomo che stampa un’agiografia sulla sua vita coniugale e la spedisce via posta ordinaria a 52 milioni di persone prima delle elezioni.
Quando vi dicono che “ il consenso del Premier si aggira attorno al 76 % degli italiani “, salvo poi dover sottrarre anche la percentuale dell’ ex-Alleanza Nazionale da un modesto 35 % per racimolare i millantati consensi in pompa magna, ante-elezioni.
Quando vi dicono che il PDL “ è vicino al 51 % dei consensi “ salvo poi ritrovarsi al 45 % con la Lega incorporata e in perdita di 2 punti rispetto a 1 anno fa.
Ecco, quando vi dicono tutte queste ******ate fategli vedere questo bel video.

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Chi controlla chi?

1 Maggio 2009, 15:12pm

Pubblicato da Nicola Di Turi

L’Italia non è un paese completamente libero dove poter esercitare il diritto di informare.
E’ questa la sintesi del rapporto annuale sulla libertà di stampa nel mondo, pubblicato dall’associazione indipendente e senza scopi di lucro Freedom House. Se in passato l’Italia si posizionò al 156esimo posto di questa classifica, nel 2008 il nostro Paese è sceso di ulteriori posizioni, caso unico tra i paesi occidentali considerati unanimemente delle democrazie compiute.
La causa che l’associazione imputa al risultato dell’Italia è “ la situazione anomala a livello mondiale di un premier che controlla tutti i media, pubblici e privati ”. In sintesi il conflitto d’interessi.

Un paese dove la stampa e i media (per definizione strumenti di massa con il compito di formare l’opinione pubblica) non sono liberi di criticare l’operato di governi, istituzioni e apparati politici perché hanno sulla testa una spada di Damocle pendente con l’impugnatura nelle mani del potere, non si può definire una democrazia libera e compiuta. Se l’establishment non vuole essere attaccato pubblicamente e quindi tenta di tenere i media al guinzaglio ma soprattutto è in potere di farlo, ciò risponde alla univoca necessità di nascondere il suo operato.
Il nostro Paese ha già conosciuto casi di censura politica su scrittori e giornalisti degni dei maggiori regimi di questo mondo. Il caso di Indro Montanelli in ottimi rapporti con l’editore (Berlusconi) del Giornale da lui fondato e diretto, fino a quando l’attuale Premier non decise di candidarsi alla guida del Paese procurando un dissidio tra i due culminato con la cacciata del direttore, avrebbe dovuto fare scuola.
Invece un Paese senza memoria tollerò questo gesto allora, come tollerò il triplice editto bulgaro che spazzò via dalla televisione pubblica (quindi sulla carta, la metà del cielo non di proprietà di Berlusconi) Biagi, Santoro e Luttazzi.
Massimi esempi di incisività del potere sui media, colpevoli di rendere pubbliche nefandezze di cui (forse?) vergognarsi. Resta solo chi sa rendere gaudente il Re e al cortigiano più meritevole la promozione sarà assicurata. Il toto-nomine Rai è troppo fresco per non essere menzionato.
Qui da noi è normale che al cambio della maggioranza di Governo, cambino anche i vertici del servizio pubblico radiotelevisivo. E’ un obbligo assolto prontamente e a fasi alterne da centro-destra e centro-sinistra con una prontezza da far invidia; così già si parla dei nuovi direttori dei TG Rai.
Susanna Petruni, meglio nota come la giornalista capace di censurare la voce del Premier che diede del Kapò nazista al Cancelliere tedesco al Parlamento Europeo e distintasi parimenti nell’occultare la voce dello stesso che sguaiatamente richiamava l’attenzione del Presidente U.S.A. all’ultimo G20 (gridandogli:”… Mr. Obamaaaaaa…”), provocando le ire della padrona di casa Regina Elisabetta, è la candidata alla poltrona di direttore del TG2.
Roberto Napoletano, attuale direttore del Messaggero e distintosi durante le elezioni politiche del 2006 nel concordare al telefono dei bei titoloni a cinque colonne per compiacere il segretario dell’ UDC Casini, nonché genero dell’editore del suo giornale Caltagirone, è in corsa per la poltrona del TG1. Unico concorrente: Maurizio Belpietro, giornalista di famiglia Berlusconi già direttore del Giornale e di Panorama, perciò con tutte le credenziali del caso a suo favore.
Per inciso, se Emilio Fede rappresenta il guerriero con l'elmetto che combatte ad ogni TG della sera per difendere gli interessi di Famiglia, Belpietro è la faccia pulita del clan di Arcore, colui che si propone come garante del pensiero liberale italiano tanto da assecondare il padrone ad in ogni sua iniziativa. Più liberale di così...
Senza dimenticare che l’Italia è il paese in cui il principale quotidiano (per tiratura), cioè il Corriere della Sera, fu messo nelle mani della P2 dal benemerito editore Angelo Rizzoli, appena assolto per questa faccenda risalente agli anni ’70 solo perché il reato di cui era imputato (falso in bilancio) oggi è stato depenalizzato, non esiste più.
Inoltre, non esiste in Italia un grande editore puro, cioè libero da altri interessi economici se non quelli di aumentare le vendite dei suoi prodotti editoriali, che siano giornali o libri.
Dagli Agnelli che controllano La Stampa avendo noti interessi in F.I.A.T., a Berlusconi che controlla il Giornale (tramite il fratello Paolo) ed è al contempo Premier e tante altre cose , a De Benedetti che possiede Repubblica e L’Espresso ma ha interessi in ben altri settori.
Ciò impone ai suddetti organi di stampa di non potersi occupare con una certa libertà di faccende che toccano gli altri interessi dei propri editori, potendo causare effetti negativi per gli stessi sul mercato.
Voglio concludere però con una nota positiva: il 29 Aprile a Berlino, Marco Travaglio è stato premiato dall’associazione dei giornalisti tedeschi per il suo impegno nell’ambito della libertà di stampa in Italia.
Che un giornalista italiano riceva un premio per il suo lavoro da colleghi esteri è sicuramente un motivo di orgoglio, prima di tutto per l’interessato.
Che il premio venga conferito ad un solo rappresentante della categoria italiana soltanto perché viene attestato che svolge il suo lavoro compiutamente e con noncuranza di conseguenze politiche, inorgoglisce un po’ di meno.
C’è da chiedersi: se Marco Travaglio viene premiato esclusivamente perché fa il suo lavoro, i suoi colleghi di cosa si occupano negli intervalli dal tempo libero?

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The show must go on

11 Febbraio 2009, 21:56pm

Pubblicato da Nicola Di Turi


A margine della vicenda conclusasi con la morte di Eluana Englaro, il conduttore di “Matrix” nonché direttore editoriale di Mediaset Enrico Mentana ha rassegnato le dimissioni dal suo ruolo.
A suo dire Mediaset si è rifiutata di fare informazione sulla morte di Eluana Englaro, privilegiando invece la scelta di mandare in onda, nonostante l’importanza capitale della vicenda, il Grande Fratello come da palinsesto prefissato. Al contrario in Rai hanno cambiato in fretta e furia la programmazione confezionando uno speciale Porta a Porta puntualmente cassato in termini di ascolto dalla concorrenza.
Mentana ha inoltre accusato Mediaset di occuparsi solo dell’auditel a scapito di una doverosa e opportuna informazione da rendere ai telespettatori.

Appunto, Mentana si è richiamato ai telespettatori, i quali hanno manifestato in blocco e mai come prima un marcato disinteresse verso una vicenda tanto dolorosa quanto personale come quella di Eluana.
Infatti, il pubblico ha “premiato” in modo netto la scelta di Canale 5 di mandare in onda il Grande Fratello e Striscia la Notizia perché si è registrato addirittura un aumento di ascolti rispetto alle abituali performance dei due programmi (circa un milione di pubblico in più a testa).
Finora il Grande Fratello aveva aperto il dibattito tra il suo pubblico sempre numeroso e i suoi detrattori definiti un pò snob.
Tuttavia adesso si è dovuto registrare una sorta di snobismo al contrario da parte dei suoi sostenitori che, stanchi di essere etichettati come un pubblico disimpegnato, magari poco colto e anche superficiale, hanno ancora una volta ribadito un messaggio, il loro: la TV è principalmente una forma di svago, non ha quindi una funzione educativa e tantomeno didattica o di insegnamento.
Sarebbe naturalmente auspicabile una convivenza (seppur forzata) tra i due “tipi” di televisione (informativa e di intrattenimento) per garantire perlomeno la possibilità di una scelta più ampia.
E questo, non si può negare, accade eccome se stiamo qui a parlarne.
Ma il punto è che se anche di fronte a una vicenda di tale interesse per il tema al centro del dibattito (il diritto alla vita o il diritto alla morte) il pubblico antepone il Grande Fratello ad una qualsiasi finestra informativa i casi sono due: o il suddetto è stanco e annoiato dai dibattiti televisivi e li ritiene inutili e improduttivi, oppure ha una precisa idea del ruolo della televisione nella società.
Così, a naso, propenderei per la seconda ipotesi perché probabilmente la TV è sempre stata concepita come momento di svago e invece si è voluto far credere che i Vespa, i Mentana o i Santoro fossero in grado di approfondire temi a volte cruciali destinandoli ad un vasto pubblico.
Così non è e forse non lo sarà mai. Chi vuole saperne di più sui grandi temi che vada in libreria o in edicola a comprare libri e giornali, anche se in Italia pur sempre destinati alla stessa nicchia di pubblico dei Vespa e dei Santoro. Questa è la sentenza del pubblico, che siate d’accordo o meno.
Forse, si è data e si continua a dare troppa importanza ad un mezzo, quello televisivo, tanto divulgativo quanto vuoto di contenuti che se non frivoli, sono almeno di dubbia consistenza.
Il problema forse, è di fondo e riguarda appunto la divulgazione, il pubblico che si riesce a raggiungere prima ancora dei temi che si trattano.
In questo senso è la TV a prevalere su libri e giornali, se è vero che in Italia i tre principali quotidiani (Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa) non arrivano ai due milioni di diffusione giornaliera e il Grande Fratello in prima serata raccoglie sette/otto milioni di spettatori.
Quindi, si è certamente data alla TV un’importanza che non ha mai avuto se guardiamo alla divulgazione di grandi temi, o alla riflessione sull’ attualità, ormai certamente destinati a rimanere patrimonio confinato per una nicchia di pochi interessati.
Bisogna quindi prenderne atto e riconoscere la vittoria di chi ha colto al volo l’opportunità di grande divulgazione, di cassa di risonanza che ha la tv a prescindere dai temi che tratta: il rapporto pubblico televisivo/elettore fa certamente parte di un sistema ben collaudato dove implicitamente tutto ciò che si “vede” in tv “esiste” e viceversa tutto ciò che non si “vede” non “esiste”.
Assistiamo giorno dopo giorno ad una vera e propria corsa alla visibilità, in cui il “vincitore” è colui che appare di più e più frequentemente, dunque “esiste” più degli altri, dunque resta nell’immaginario collettivo come un punto di riferimento per il pubblico.
La visibilità che è in grado di dare la TV c’è ed è incontestabile a prescindere dal tema e dal personaggio trattato, che sia esso un tronista o un politico, un calciatore o una povera donna in stato vegetativo che chiede di essere lasciata morire in pace.

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Marco Travaglio e l'informazione in Italia

29 Maggio 2008, 21:11pm

Pubblicato da Nicola Di Turi


Il caso-Travaglio, scoppiato in seguito alla trasmissione di Fabio Fazio su Rai 3, ha riportato alla luce il problema dell'informazione in Italia.
Ultimamente abbiamo assistito anche alla discussione nelle aule parlamentari sulla proposta di legge avanzata dal Governo tesa a recepire ed attuare le disposizioni dell' Unione Europea in materia televisiva.
Proprio questi due episodi di natura diversa hanno una causa in comune: l'Italia non è un paese del tutto libero nel campo dell'informazione.
Quando un giornalista si documenta,
cita delle fonti ed infine trae le dovute conclusioni non fa altro che svolgere il suo mestiere.
Informa la gente, i lettori di fatti che probabilmente ancora non si conoscono.
Tutto ciò in Italia sembra illegittimo. E ciò che colpisce maggiormente è che il polverone di commenti in reazione alle affermazioni di Travaglio punta soltanto a prevaricare, diffamare e sbugiardare un professionista che cerca di fare il suo mestiere. Si cerca di colpire la forma e non la sostanza, la persona e non le tesi.
In definitiva si fa di tutto anzichè cercare di confutare nel merito ciò che dice Travaglio.
Avete fatto caso ai commenti?
Non un esponente politico (sia a destra ma ahimè, anche a sinistra col PD in testa) che si sia posto la domanda: ma Schifani ha avuto realmente rapporti con quella gentaglia?
Ma anche: se si, è giusto che ricopra il ruolo di seconda carica dello Stato? Silenzio.
Ed ecco tutti pronti a demonizzare il giornalista fazioso (dichiaratamente nè di destra nè di sinistra, almeno in Italia), il giornalista che cavalca l'onda del successo mediatico costruito sulla maschera del moralista stipendiato dai suoi stessi accusati.
Come già detto, parlare della forma per scartare i contenuti.
In modo che la gente resti nell' oblio dell'informazione di regime che si auto-pubblicizza e sponsorizza, e ascolti le opinioni e non i fatti.
Ciò che ho affermato precedentemente è facilmente deducibile dal fatto che le accuse a Schifani sono già contenute in un libro scritto dallo stesso Travaglio a quattro mani con il collega Peter Gomez tempo addietro.
Quindi, fin quando la vergogna resta "patrimonio" di pochi meglio tacere e bollare il tutto come uno vocio che non merita attenzione, ma quando viene recepita da due-tre milioni di persone allora il problema si pone e bisogna "correre ai ripari".
Tornando al parallelo con la vicenda-Rete 4 degli ultimi giorni, anche lì si è cercato di infilare un provvedimento teso a mantenere intatto il mercato televisivo italiano e, cosa ancor più grave, a mantenere Rete 4 al suo posto non adempiendo alla direttiva della U.E. che dà il diritto ad Europa 7 di trasmettere sulle frequenze occupate (abusivamente ormai) dall'emittente di Fido Fede.
Anche questa vicenda ribadisce la necessità di risolvere il problema dell'informazione in Italia ed immediatamente.
Si è cercato invece, di mascherare il problema riducendolo a vezzo provocatorio quanto anacronistico dell'opposizione; si continua a dire che il Paese ha altre necessità come gli inceneritori, i rifiuti, l'energia e il nucleare...
E intanto si fa di tutto per nascondere il problema ancora una volta e mantenere lo status quo che ha giovato (alle recenti elezioni), giova e gioverà al Presidentissimo...


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