Rond(in)e a primavera
Ronde si? Ronde no?Sembra essere questo il dubbio amletico che affligge milioni di italiani alle prese con una cosiddetta emergenza nazionale sufficientemente pompata dalla grancassa dei media: la sicurezza (o mancanza di).
Sul tema dell’insicurezza generale si fondano campagne elettorali, si girano film, ma soprattutto si infondono paure.
Paure che esigono poi una risposta immediata, una soluzione o un tentativo, almeno.
L’ultimo in ordine di tempo è l’istituzione delle ronde, vere e proprie squadre o organizzazioni di volontari, che si riuniscono pattugliando le strade negli orari più a rischio per stanare possibili delinquenti e segnalarli alle forze di polizia.
Seppur spinte da uno scopo utile, queste uscite di gruppo sono spesso sfociate in un vero e proprio assalto al “diverso”, in linciaggi o rincorse gratuite a probabili delinquenti giudicati tali da un collegio di probiviri armati di polenta e forchetta.
Esigenza nobile, effetti collaterali un po’ meno.
Siamo stati informati dell’esistenza di due fronti: coloro che sono a favore della regolarizzazione delle ronde (in talune parti d’Italia esistono già da qualche tempo) e coloro che non le ritengono necessarie perché invece credono sia più utile foraggiare le esangui casse delle forze di polizia istituzionali, anziché lasciare i cittadini alla giustizia fai da te.
Tradizione vuole infatti che nel nostro Paese viga l’equazione poco matematica e molto italiana che accomuna lo straniero (meglio se clandestino) direttamente e senza ombra di dubbio a un criminale efferato.
Dato che gli stranieri in Italia sono ormai quattro milioni, da qui l’interrogativo sulle ronde.
La destra di governo è naturalmente schierata a favore, mentre la sinistra è naturalmente contraria.
Si tratta di posizioni speculari per le quali il governo è costretto di tanto in tanto a dare un contentino ai leghisti livorosi che altrimenti minaccerebbero repentine crisi di governo; mentre la sinistra deve, se vuol tornare prima o poi al governo (?), rappresentare per forza un contraltare alle proposte della maggioranza. Posizioni speculari quanto ideologiche.
Buon senso vorrebbe che di fronte ad una problematica che riguarda tutta la popolazione, si mettessero da parte istanze corporative di qualsivoglia colore per fare spazio a una sintesi costruttiva.
Al cospetto della comune esigenza di maggiore sicurezza giudico valide entrambe le proposte: più soldi alle forze dell’ordine e maggiore responsabilizzazione civile dei cittadini.
Ritengo valido il monito di varie autorità teso a garantire maggiori stanziamenti di fondi alle forze di polizia, per legge preposte alla tutela della sicurezza e della legalità. Che nessuno lo neghi.
Allo stesso modo non me la sento di bocciare il progetto delle ronde, che devono però essere necessariamente regolamentate e limitate al fine di evitare facili degenerazioni.
Che male c’è nel consentire il libero formarsi di associazioni di volontariato, regolarmente censite, assolutamente disarmate e in continuo contatto con la Polizia?
Perché proibire a gruppetti di cittadini (indipendenti da forze politiche di ogni colore) di passeggiare per strade poco frequentate e in orari particolari per avvertire prontamente la Polizia nel caso sorprendessero uno spacciatore al lavoro?
Si dirà che già oggi chiunque può chiamare la Polizia in casi simili in tutta libertà, senza l’ausilio del “gruppo”.
Ma perché vietare l’aiuto che potrebbe arrivare ai poliziotti da cittadini liberi e civicamente ben educati, seppur associati e non separati nell’azione?
Invece no, ognuno cerca di acquisire consensi pro domo suo e il dibattito è risolto con un decreto accompagnato dall’ennesima prova di forza di chi si sente libero da ogni vincolo di discussione parlamentare seppur davanti ad un tema di rilevanza generale.
Malgrado ciò per fare le cose bisogna essere sempre in due, almeno.
Perciò non si possono tacere sia le colpe di chi fa il suo gioco d’imposizione del potere a colpi di decreti, sia quelle di chi offuscato da lenti ideologiche e da logiche ispirate al consenso momentaneo (peraltro fallimentari finora), smette di guardare al tema e oppone pregiudiziali di circostanza.
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