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Nicola Di Turi

televisione

Fazio, sai che perdita

15 Giugno 2011, 17:44pm

Pubblicato da Nicola Di Turi

Fabio Fazio grida giustamente il suo disappunto per le pratiche dilatatorie che la Rai impone ad alcuni suoi dipendenti, nella definizione dei loro contratti. E lo fa molto opportunamente dalla prima di Repubblica, con seguito garantito.
Ora, Fazio con i suoi Che Tempo che Fa e Vieni Via con Me, realizza programmi di gran lunga tra i più interessanti e stimolanti culturalmente della televisione italiana. E questo viene abbastanza naturale da dire, relativamente al materiale umano propinatoci quotidianamente.
Ma se allarghiamo un pò lo sguardo e vogliamo andare anche oltre Fazio, siamo costretti a rispolverare il Divo Giulio:
 ... "Se mi guardo intorno non vedo giganti" diceva Andreotti. Come non pensare quindi a Fazio? Non alla sua altezza in centimetri, sia chiaro.
Fabio Fazio coi "suoi" libri e i "suoi" autori (quasi sempre gli stessi) in prima serata, ovviamente svetta tra tutti nella tv nostrana. Fa una tv di qualità, presenta libri di qualità e autori di spessore, ma non solo. 
Sarà per esigenze di spazio, sarà per indole personale, sta di fatto che non riesce mai a trovare il tempo o l'occasione giusta per mettere con le spalle al muro il suo ospite, per dare al pubblico la possibilità di formarsi il necessario giudizio critico sul libro e sull'autore. Insomma, manca sistematicamente lo slancio che gli permetterebbe di andare al di là della marchetta peraltro oggi ormai necessaria e propedeutica alla vendita di un libro. E lo fa consapevolmente, probabilmente per credo personale.
Fabio Fazio è il Vincenzo Mollica dei libri. Lo avete mai sentito muovere una critica ad un suo ospite?
Che tempo che fa è una marchetta continua e le marchette finiscono per nuocere anche e soprattutto ai libri realmente meritevoli, perchè si mette in moto un cortocircuito anti-selettivo e tutto sembra uguale poichè lo scenario, il conduttore e il pubblico plaudente non mancano mai all'appello. 
Il libro di Cassano lì è valido tanto quanto il libro di Eco, o quello di Saviano. E non che Cassano (anzi Pierluigi Pardo che gliel'ha scritto..) non sia meritevole da leggere, ma non fa "crescere" il lettore allo stesso modo di un tratto di storia del Medioevo narrato da Umberto Eco. Ma a Che Tempo che Fa la differenza non s'avverte, tutto è uguale, tutto scorre.
Perciò, sicuramente non arriverei ad augurarmi che Fazio venisse cancellato dalla Tv, ma andiamoci piano con gli elogi e i piagnistei preventivi. Ricordiamoci che di tutti si può fare a meno, anche di Fazio e delle sue marchette.

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Santoro guadagna poco

7 Giugno 2011, 14:51pm

Pubblicato da Nicola Di Turi

"Due milioni trecentomila euro di liquidazione dalla Rai, per andare a guadagnare di più a La7. 
Bel colpo Santoro." 
[S.Menichini, direttore di Europa]

L'argomento principe usato per dimostrare che Santoro non fa del buon giornalismo è la recriminazione sui suoi guadagni. Il compagno Santoro (detto anche Sant'oro, che genialata!) specula sulle storie degli operai, lucrandoci sopra al momento giusto.
Da destra a sinistra è questo il mantra ricorrente.
E' evidente secondo questi signori che per essere legittimato a parlare di operai licenziati, Santoro dovrebbe prima infilarsi la tuta blu in trasmissione. Un pò come se per parlare di Dell'Utri, uno dovrebbe avere una condanna per mafia alle spalle.

Addirittura qualcuno assicura che un Santoro tutto blu, obbligherebbe la FIAT ad assumere più dipendenti e a licenziarne di meno.
Secondo altri invece, soltanto rinunciando al suo stipendio milionario farebbe felice qualche disoccupato. Che continuerebbe a restare senza stipendio, ma sai che soddisfazione!
Fare il proprio lavoro e pretendere di essere pagati secondo le regole del mercato vigente? Neanche a sentirne parlare.
Insomma per questi liberali a targhe alterne, anche l'ideale della crescita del mercato fa capolino di fronte alla crescita del compenso di Santoro. Meglio instillare nella gente il risentimento e la recriminazione per i guadagni esagerati del loro paladino, piuttosto che trovare soluzioni per i lavoratori più sottopagati tra i principali paesi europei.
Non li preoccupa neanche il confronto tra lo stipendio del giornalista salernitano e le entrate pubblicitarie che il suo programma procura alla Rai: sanno che il confronto con altri conduttori li metterebbe in ridicolo, perciò mettono da parte il bilancio delle entrate e parlano solo di quello delle uscite.  
Eppure a parte la demagogia da quattro soldi dei politici, che strumentalizzano i guadagni di Santoro per solleticare la rabbia e la frustazione di una parte della popolazione sempre più povera, ciò che stupisce è il successo di tali argomentazioni tra i colleghi giornalisti. Risulta evidente che l'invidia è di casa anche qui, come in altri lidi del resto.
E se i politici prescindono per i loro giudizi da parametri come merito, bilanci d'azienda e libero mercato, stupisce che la maggiore azienda culturale del Paese ormai asservita agli interessi degli stessi che l' amministrano, faccia lo stesso e si liberi senza particolari ripensamenti di un programma così popolare e remunerativo per le sue casse.
Perciò noi che non siamo così liberali come quelli di cui sopra, esclamiamo un sincero "viva il mercato" e "viva la crescita", rifiutando la logica al ribasso secondo la quale l'involuzione degli stipendi ci rende tutti uguali e tutti felici, seppur tutti più poveri. Perciò noi diciamo che Santoro guadagna ancora poco, o mai abbastanza per gli intriti che procura alla sua azienda e per le storie che fa conoscere ai suoi (tanti) telespettatori. Per noi è giusto così. Con buona pace dei suoi detrattori a destra e a sinistra, così liberali da salutare la sua scomparsa dai palinsesti della tv pubblica come una liberazione. Viva il mercato, a volte.

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Le TV non servono

1 Giugno 2011, 21:37pm

Pubblicato da Nicola Di Turi


1) "Una delle cause per cui il centrodestra ha perso le elezioni e’ stata la serie di trasmissioni tv della Rai come ‘Annozero’, trasmissioni micidiali che hanno dato una visione distorta della realta’ di Milano e delle citta’ in cui si votava”.   
[S.Berlusconi, 01-06-2011]

2) “ci impegneremo in Parlamento affinche’ questo non possa piu’ accadere”. Tra le cause della sconfitta, le televisioni che sono “contro il governo, a parte Mediaset”. [S.Berlusconi, 01-06-2011]

3) "..trasmissioni micidiali come quella di Anno Zero su Milano: sfido chiunque abbia visto quei servizi a votare per la nostra parte’.   
[S.Berlusconi, 01-06-2011]

Riportate per piacere le parole odierne del Premier a chi,  in evidente malafede, da domani continuerà a sostenere che "le tv non servono a creare consenso", oppure che "possedendo le tv Berlusconi ha vinto e perso". Date ad ambo le parti lo stesso consiglio: chiaritevi e si insomma,  parlatevi. Ne avete bisogno.

 

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Qui (non è) Radio Londra

18 Marzo 2011, 16:50pm

Pubblicato da Nicola Di Turi

Ogni sera, dal Lunedi al Venerdi su Rai 1, dalle ore 20 in poi vanno in onda in serie: il Tg1, il nuovo programma di Giuliano Ferrara intitolato "Qui Radio Londra" e Affari Tuoi.
Ecco gli ascolti Tv di Giovedì 17 Marzo 2011, su Rai1 dalle ore 20 in poi. I dati sono impietosi:  




-TG1                       6.684.000  (25.22%)
-Qui Radio Londra    4.981.000   (17.71%)
-Affari tuoi                6.098.000   (21.10%)

Un milione e 700mila spettatori, pari al 7.5% del totale delle tv sintonizzate su Rai 1 dopo il Tg1 delle 20, vede apparire Giuliano Ferrara e lascia Rai1.
A voler essere essere buoni, spegne la tv e fa altro. Volendo essere cattivi, si sposta su Mediaset e accresce audience ed entrate pubblicitarie del Biscione, provocando un grosso danno economico alla Rai.
Finito Ferrara, un milione e 100mila spettatori (pari al 3,5% degli "scappati") che hanno lasciato in massa Rai1, torna per seguire Affari Tuoi. 600mila del milione e 700mila "scappati" invece, sono andati via e non sono più tornati. Con conseguente perdita definitiva di audience e di entrate pubblicitarie per la Rai.
Ciò non significa che bisogna valutare un programma tv, un libro, una canzone o altro, soltanto dal grado di successo riscontrato sul pubblico, sugli spettatori. Ogni tanto però non guasterebbe.
Soprattutto se chi dovrebbe farlo non lo fa. E soprattutto se costui è la stessa persona o parte politica ("vado in tv a difendere Berlusconi", ha detto Ferrara) che predica il mantra del profitto, della sola logica del profitto per un'azienda. Ma la predica soltanto fin quando riguarda gli altri.
Ferrara è beneficiario di un contratto per 190 puntate, da 1,5 milioni di euro per due anni con opzione per il terzo. Fanno 3000 euro a serata, circa 1000 euro al minuto, 15 mila euro a settimana.
Soldi pubblici, di un'azienda pubblica, pagati con i soldi del canone dei cittadini, che fuggono in quasi 2 milioni per i 3 minuti di durata di questo programma.
Se fossimo in un Paese normale basterebbe porsi una sola domanda, per decidere cosa fare di Ferrara e del suo programma: cui prodest?
Ma siamo in Italia, e Qui (non è) Radio Londra.

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Coraggio

17 Marzo 2011, 20:15pm

Pubblicato da Nicola Di Turi

anche su AgoràVox 

 " I talk show li vedo quando vi partecipo, ma non Porta a porta, che è una trasmissione ignobile,  che uccide il confronto. Quindi non ci vado. "

Parole di Nichi Vendola, alle quali evidentemente deve seguire l'azione.
Attenzione però: Vendola non deve disertare Porta a Porta per incapacità a reggere il confronto con Vespa. E neanche per adoperare la presunta parzialità del conduttore, come scusante per sfuggire al controllo della pubblica opinione. E' sempre sbagliato sottrarsi al pubblico confronto come fa Berlusconi, anche e soprattutto con chi è lontano dalle tue opinioni. Solo in Italia può apparire "normale" il rifiuto ripetuto di un politico ad un intervistatore.
Eppure così facendo Vendola può dare un segnale, tracciare un solco tra lui e il resto della politica. 
Può dimostrare di non aver paura che saltando un'ospitata a Porta a Porta, si rischia di regalare voti e consensi agli avversari politici. Può (e deve) spezzare l'incantesimo che recita: "perdere il controllo sulla Rai, significa perdere il consenso degli elettori".
Il "salto" dev'essere questo: Vendola crede che Vespa sia eterodiretto da Berlusconi, quindi non si fa intervistare da un giornalista di parte (Vespa stesso), ma soltanto perchè crede che politica e giornalismo debbano stare ben lontani e separati. E' quindi l'occasione giusta per affermare un principio: i partiti fuori dalla Rai. In fondo, lo diceva già Enrico Berlinguer 30 anni fa.
Per cui semmai ne avrà facoltà, è bene che Vendola si sottragga al gioco delle nomine dei direttori Rai, per esempio. 
Liberare la Rai dai partiti significa perdere quel controllo sulla pubblica opinione,che finora tutti hanno ritenuto molto importante ai fini elettorali. Significa anche mostrare quel coraggio politico mancato a tutti, fino ad oggi.
Lo stesso coraggio che mancò a Walter Veltroni, il quale come ultimo atto prima delle dimissioni da Segretario PD nel Febbraio 2009, nominò Giorgio Van Straten nel CDA Rai. Vi chiederete, per merito? 
Certamente si, se l'essere amico e vicino d'ombrellone del suddetto Veltroni può essere considerato un merito professionale. E se questo merito può diventare così importante, da essere considerato un requisito curriculare imprescindibile per chi voglia assurgere alla carica di Consigliere d'Amministrazione Rai. Naturalmente questi comportamenti e queste nomine non sono state un deterrente alle odierne dichiarazioni e interviste infuocate degli esponenti PD, contro il conflitto d'interesse televisivo di Berlusconi, l'occupazione militare del Centrodestra in Rai, la parzialità del TG1 e quella di Vespa. Evidentemente, la coerenza non è di casa al PD.
Perciò è importante che se Vendola decide di non partecipare a Porta a Porta, non si fermi al rifiuto a Vespa,  ma vada oltre per affermare quel principio di libertà del giornalismo dalla politica. Solo così facendo dimostrerà di voler realmente rappresentare quella "diversità" politica che va tanto sbandierando. 

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Sempre più in alto

13 Giugno 2010, 12:20pm

Pubblicato da Nicola Di Turi

PUBBLICATO su AgoràVox e su ThePopuli

Francesca Cipriani, vincitrice della Pupa e il Secchione

Il potere della televisione in fondo, è proprio quello di sovvertire la realtà.
L’abbraccio della mamma alla figlia che ha appena raggiunto lo scopo della sua vita, la finale della “Pupa e il Secchione”, è rivelatore.
Mostra sicuramente l’intimo abbraccio della mamma verso la figlia Francesca Cipriani, con la cornice del pubblico che applaude (non chiediamoci quanto spontaneamente). E fin qui direte, che c’è di male?
Beh, c’è una ragazza che ha appena finito di rivendicare orgogliosamente la sua totale ignoranza, vincendo tutte le altre concorrenti per distacco e guadagnando per questo i galloni della finalista.
La realtà è ormai capovolta, ma chi se ne frega.


Al suo fianco ha un intellettuale (presunto tale) che dipinge se stesso come un imbranato, impedito in qualsiasi altro campo della vita lontano dai libri. Così come i suoi “colleghi”.
E poi c’è lei, questa meravigliosa riscoperta della mediocrità, una continua sorpresa al ribasso che è riuscita a conquistare la ribalta dopo un intervento di accrescimento del seno in diretta tv.
Dopo un’appassionata intervista-shock a Studio Aperto in cui lanciava strali contro la produzione del programma, rea di averla esclusa (o di non averla neanche considerata, ma fa lo stesso …) nonostante cotanto curriculum. Adesso però sta dalla parte giusta, quella delle “pupe”, ma forse sarebbe da discutere anche questo.
Dicevamo dell’abbraccio, intimo ed affettuoso, tra una mamma e una figlia.
L’episodio è importante perché è quello che mostra la tv, sovvertendo e cestinando l’implicito significato del gesto: la mamma che si congratula con la figlia per l’ignoranza esibita e per la strenue difesa della stessa.
La stessa ignoranza che le è valsa il successo davanti a milioni di telespettatori, che avranno acceso la tv alla ricerca di se stessi, peraltro ritrovandosi ampiamente. Per immedesimarsi e confrontarsi .
Qualche ingenuo ammonirà: quanto potrà durare? Bisognerà rispondergli di non chiedere troppo, questo non è importante.
Ciò che conta è riuscire ad entrare nel mondo del “si vede, dunque esiste”. Anche solo per un’ ora o un minuto, può bastare. Un minuto per mostrare e per nascondere, per ingannare e celebrare l’ignoranza che porta in alto. E ci rassicura.

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