"Due milioni trecentomila euro di liquidazione dalla Rai, per andare a guadagnare di più a La7.
Bel colpo Santoro."
[S.Menichini, direttore di Europa]
L'argomento principe usato per dimostrare che Santoro non fa del buon giornalismo è la recriminazione sui suoi guadagni. Il compagno Santoro (detto anche Sant'oro, che genialata!) specula sulle storie degli operai, lucrandoci sopra al momento giusto.
Da destra a sinistra è questo il mantra ricorrente.
E' evidente secondo questi signori che per essere legittimato a parlare di operai licenziati, Santoro dovrebbe prima infilarsi la tuta blu in trasmissione. Un pò come se per parlare di Dell'Utri, uno dovrebbe avere una condanna per mafia alle spalle.
Addirittura qualcuno assicura che un Santoro tutto blu, obbligherebbe la FIAT ad assumere più dipendenti e a licenziarne di meno.
Secondo altri invece, soltanto rinunciando al suo stipendio milionario farebbe felice qualche disoccupato. Che continuerebbe a restare senza stipendio, ma sai che soddisfazione!
Fare il proprio lavoro e pretendere di essere pagati secondo le regole del mercato vigente? Neanche a sentirne parlare.
Insomma per questi liberali a targhe alterne, anche l'ideale della crescita del mercato fa capolino di fronte alla crescita del compenso di Santoro. Meglio instillare nella gente il risentimento e la recriminazione per i guadagni esagerati del loro paladino, piuttosto che trovare soluzioni per i lavoratori più sottopagati tra i principali paesi europei.
Non li preoccupa neanche il confronto tra lo stipendio del giornalista salernitano e le entrate pubblicitarie che il suo programma procura alla Rai: sanno che il confronto con altri conduttori li metterebbe in ridicolo, perciò mettono da parte il bilancio delle entrate e parlano solo di quello delle uscite.
Eppure a parte la demagogia da quattro soldi dei politici, che strumentalizzano i guadagni di Santoro per solleticare la rabbia e la frustazione di una parte della popolazione sempre più povera, ciò che stupisce è il successo di tali argomentazioni tra i colleghi giornalisti. Risulta evidente che l'invidia è di casa anche qui, come in altri lidi del resto.
E se i politici prescindono per i loro giudizi da parametri come merito, bilanci d'azienda e libero mercato, stupisce che la maggiore azienda culturale del Paese ormai asservita agli interessi degli stessi che l' amministrano, faccia lo stesso e si liberi senza particolari ripensamenti di un programma così popolare e remunerativo per le sue casse.
Perciò noi che non siamo così liberali come quelli di cui sopra, esclamiamo un sincero "viva il mercato" e "viva la crescita", rifiutando la logica al ribasso secondo la quale l'involuzione degli stipendi ci rende tutti uguali e tutti felici, seppur tutti più poveri. Perciò noi diciamo che Santoro guadagna ancora poco, o mai abbastanza per gli intriti che procura alla sua azienda e per le storie che fa conoscere ai suoi (tanti) telespettatori. Per noi è giusto così. Con buona pace dei suoi detrattori a destra e a sinistra, così liberali da salutare la sua scomparsa dai palinsesti della tv pubblica come una liberazione. Viva il mercato, a volte.