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Nicola Di Turi

calcio

Notizia: Moratti torna Moratti

22 Novembre 2010, 12:25pm

Pubblicato da Nicola Di Turi

Rafa Benitez e Massimo Moratti
Ciclicamente Moratti torna Moratti. Passata l’ubriacatura Mourinho, messo lì cicciobello-Benitez, il Presidente torna a farsi dettare dichiarazioni, agenda e umori da giornali e tv. 

Anzi, fa ancora peggio. Ripete e rilancia le stesse illazioni di trasmissioni come Studio Sport, che ricordiamolo, in tempi di magra per i rossoneri, mandava a nastro continuo le prodezze di Ronaldinho o di Seedorf in allenamento, non potendo glorificare quinti posti e distanze siderali dai cugini in vetta. Eppure, se perfino la Gazzetta scrive grossomodo le stesse cose, vorrà dire che un fondo di verità dovrà pur esserci. Come c’è sicuramente una drammatizzazione che in altri casi non c’è stata.
In ogni caso, non è difficile ammettere che la crisi dell’ Inter c’è, ed è evidente. Il nervosismo pure, basta vedere Eto’ò.
Eppure di questi tempi, ciò che stona maggiormente è l’incapacità del Presidente di tutelare la sua squadra. Moratti fa tutto il contrario, getta ancora più benzina sul fuoco.
I giornali titolano: “Benitez non mangia il panettone”. E Moratti risponde: ”La situazione è negativa, abbiamo tanti infortuni, però mi aspetto una reazione adeguata dalla squadra. Fiducia a Benitez, ma contro il Twente è importantissimo vincere.”
Così è inevitabile farsi qualche domanda del tipo: perché da quando Mourinho ha preso altre strade, non c’è nessuno che risponde alla stampa rinnovando, molto semplicemente, la fiducia all’allenatore che guida la squadra da soli due mesi? Dove sta la misteriosa utilità di metterlo in discussione continuamente, in modo da avvalorare lo stillicidio dei nomi dei possibili sostituti, ormai sulle bocche di tutti?
Eppure Moratti dovrebbe saperlo. Ci è già passato. Innumerevoli sono state le stagioni in cui i cambi di allenatore erano più frequenti delle vittorie della squadra. Moratti dovrebbe aver ormai imparato che solo con la stabilità dell’allenatore, si può costruire una squadra vincente. E che dopo una stagione come la scorsa, non si può pensare solo a trovare un sostituto per la panchina vacante.
Non ha voluto fare investimenti per rinnovare la squadra perché il bilancio andava risanato? Benissimo, lo dicesse. Come dovrebbe dire anche che un ciclo è ormai finito, che la squadra andrebbe ringiovanita e per un po’ non si vincerà. Ma dia piena fiducia all’allenatore che dovrà guidare questa rivoluzione.
Perché vuole tornare indietro di 8 anni, all’Inter pre-Mancini? Perchè continua a delegittimare Benitez mettendolo in discussione? La soluzione alla crisi è restare senza allenatore a fine Novembre? E chi sarebbe il guru da ingaggiare in grado di cambiare le sorti della squadra? E' tutto un mistero, o non proprio.  
Forse, con un po’ di sforzo e un pizzico di malignità, attraverso il calcio si potrebbe fare un pò di chiarezza. Capendo, per esempio, perché l’Azienda di famiglia con la A maiuscola (quella petrolifera) non sia nelle sue mani, ma in quelle in ogni caso poco rassicuranti, del fratello. A riprova, leggetevi qualcosa sugli operai sardi della Saras morti sul luogo di lavoro.
Ma sicuramente, queste sono solo dicerie da maligni. Vero?

Post Scriptum: che sbadato, quasi dimenticavo. Chi scrive è in conflitto d’interessi con la materia trattata. Ri-leggere tutto con attenzione alla luce di quanto contenuto in questa postilla.


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Abbassiamo i toni, ma anche no

2 Marzo 2010, 14:57pm

Pubblicato da Nicola Di Turi


Dice Mourinho, che quando nel 2006 era all’estero ad allenare si vergognava di dare da mangiare ai suoi figli con i soldi che guadagnava dal calcio (tanti, sicuramente troppi, allora come oggi). Perché? A causa di Calciopoli, scandalo molto italiano ma non solo visto il ripetersi di faccende simili ad ogni latitudine, o quasi.
In ogni caso ciò non basta a far calare l’interesse verso il pallone che rotola in rete. E meno male.
Certo la metafora del Mou sembra un po’ forzata, forse a causa della poca dimestichezza con la lingua italiana che sembra costringerlo spesso ad andare oltre ciò che vorrebbe realmente dire.
Ma ciò che dice in riferimento all’invito-obbligo (dietro ammende e squalifiche) ad “abbassare i toni” impostogli dalla comunità calcistica tutta, deve far riflettere se si vuole realmente venire fuori dal pantano di soli 4 anni fa.


Soprattutto se non vogliamo ripiombarci improvvisamente, magari quando saremo immersi in una estiva atmosfera sudafricana.
Lo scomposto grido d’allarme sul rigore non concesso alla Fiorentina con il Milan, ma anche su altre “sviste” arbitrali, comprese quelle a favore della sua Inter, è incentrato sul messaggio: “non abbassate la guardia”.
Insomma Mou pensa che non bisogna affatto “abbassare i toni” di fronte a sviste più o meno vistose, sia che riguardino il suo orticello sia quello degli altri.
Meglio prevenire che curare, segnalare un rigore non dato o un fuorigioco inesistente al fine di fermare l’arbitro reo e spronarlo a prestare più attenzione.
L’invito ad “abbassare i toni” ha un non so che di omertoso, un invito a nascondere la polvere sotto il tappeto, salvo poi gridare al complotto quando arrivano le procure a scuotere il tappeto stesso.
Abbassare i toni, far finta di nulla per poi accorgersi di tutto ciò che già si sapeva è un film che abbiamo già visto.
Questo atteggiamento sembra avere un nobile fine, ovvero quello di non esasperare gli animi di tifosi e addetti ai lavori, ma come ben si sa sia con toni “esasperati” che “assopiti” si troverà sempre qualche cretino pronto a far guerriglia per vendicare un torto subito dalla sua squadra.
Proprio per evitare ciò è meglio segnalare ogni cosa in pubblico, senza per questo consegnare l’arbitro alla gogna, anzi proponendosi di aiutarlo anche attraverso strumenti tecnologici.
In ogni caso evitando di snaturare il ritmo di gioco, la naturalezza della partita. Si pensi per esempio, ai sensori per il “gol non-gol”, almeno.
Perché a posteriori si fa presto ad accreditare revisionismi storici su Calciopoli, a riabilitare vecchi ferrovieri che forse capivano di calcio, ma anche di minacce e racket pallonaro.
Invece, ci vuole molto più tempo per restituire credibilità al movimento calcistico nel suo insieme, dopo scandali così infamanti.
In tempi in cui imprenditori tengono al guinzaglio politici apostrofandoli come loro “schiavi” e “portinai”, bisogna fare in modo che il pentolone dei favori o presunti tali venga scoperchiato per tempo. Senza aspettare che debordi e ci travolga tutti, di nuovo.
Come 4 anni fa, quando Mou allenava all’estero. E si vergognava di dar da mangiare ai suoi figli, con quei soldi guadagnati sui campi di calcio.

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Mancini e Moratti

30 Maggio 2008, 10:47am

Pubblicato da Nicola Di Turi


Solo ieri, a distanza di due giorni dall'incontro tra il presidente e l'allenatore l'Inter ha ufficializzato l'esonero di Roberto Mancini. Si attende ora soltanto l'ufficialità dell'accordo con Josè Mourinho, nuovo tecnico nerazzurro.
Sullo sfondo una vicenda paradossale con un allenatore, Mancini, che arriva con i crismi del predestinato, voluto fortemente dal presidente e che dopo un digiuno quasi ventennale fa rivivere l'ebbrezza del successo ai tifosi nerazzurri.
In soli 4 anni l'Inter vince 3 SCUDETTI, 2 COPPE ITALIA e 2 SUPERCOPPE ITALIANE. Non male direi.
Ma tutto ciò non è bastato. A Mancini costa caro, almeno ufficialmente, lo sfogo post-Liverpool con la sparata di voler abbandonare la panchina nerazzurra a fine stagione, a prescindere dalla vittoria dall'ennesimo scudetto.
Dico "ufficialmente" perchè credo che questa sia stata solo una scusa per un presidente che dimostra ancora una volta di non saper costruire un progetto vincente e duraturo.
Un presidente che ha la possibilità economica di sovvenzionare i suoi sogni calcistici e lo fa puntualmente senza pensare minimamente alle possibili conseguenze.
Questo esonero rappresenta ormai definitivamente la fine delle speranze di veder cambiare la mentalità di Moratti assieme a quella della società: che si vinca o si perda all'Inter contano i capricci del presidente, i suoi desideri sempre e comunque in barba a qualsiasi logica di spogliatoio, di economia ecc.
E' sorprendente come la storia nerazzurra si ripeta: a parte i vari esoneri dovuti al circolo vizioso - non si vince, allora cambiamo allenatore- è già successo con Simoni che un tecnico vincente che poteva aprire un ciclo venisse mandato via per vezzo peronale.
La domanda è: si può esonerare un allenatore soltanto per uno sfogo (seppur grave, intendiamoci) in un momento comunque difficile per l'eliminazione dalla Champions?Contano più i successi o le parole anche se inopportune?
La logica non c'è quindi...

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